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Autobiografia tragicomica
domande esistenziali
post pubblicato in Personals, il 25 agosto 2009
Ma è possibile che:
1) per fare un eventuale Ph.D in un paese scandinavo sia richiesta una buona conoscenza della lingua locale per poter partecipare alle conferenze che vengono tenute in svedese, norvegese o danese?
2) non si capisca quali siano i criteri di ammissione delle università inglesi?
3) molto spesso non si trovino indicazioni circa il piano di studi o la durata?

I casi sono due. O io credevo di sapere un minimo di inglese e invece non è vero, oppure le università del mondo sono tutte d'accordo per non divulgare troppe informazioni riguardo ai dottorati. Un complotto tipo "se sei riuscito ad arrivare fin qui allora hai le potenzialità per farlo".

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il "progetto"
post pubblicato in Personals, il 20 novembre 2008
Perché secondo i professori della specialistica una linea tracciata con matitona 2B su una planimetria al 10.000 di Reggio Emilia è un "progetto"? Vabbè. L'importante è che quella di ieri sia stata la PRIMA REVISIONE POSITIVA di progettazione. Finalmente abbiamo un "progetto". O meglio, abbiamo una linea. Che però ci permette di dare l'esame. Una linea tracciata a culo ci permette di dare 18 crediti di esame. Questo per puntare un riflettore da teatro sull'inutilità di questo corso, della durata di 2 anni e dal peso complessivo di 36 crediti su 120 totali. Che, col nuovo ordinamento del piano di studi, aumenteranno a 60.
Non abbiamo bisogno della Gelmini, abbiamo bisogno di una persona intelligente. Però se mi fa licenziare la Rana la sostengo (no non è vero, non la sosterrei mai).
tutto secondo i piani
post pubblicato in Politics, il 29 ottobre 2008
Rumore di protesta, studenti in piazza che gridano la loro indignazione, professori che scioperano. Tutto secondo i piani di Cossiga. Presto disponibili nelle farmacie i kit di automedicazione, da utilizzare esclusivamente su ferite da manganello. Ma non troppo presto però, prima bisogna aspettare che i blocchi delle metropolitane e delle strade esasperi i cittadini. Poi si devono infiltrare agenti in incognito per aizzare gli studenti. Poi si troverà il modo di far scoppiare dei disordini gravi. E infine si ucciderà tutto con una bella manganellata sulla testa. E se per caso partisse qualche colpo... beh, si scriverà una lettera alla Bayer in cui ci si scuserà per il cliente mancato.
Il futuro già io non ce l'ho. Lo stanno rubando ai miei figli.

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lettera del rettore a tutti gli studenti del politecnico
post pubblicato in Politics, il 28 ottobre 2008

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

 

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.

In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

 

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto 2008 sono le seguenti:

    • una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
    • la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
    • la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.  

 

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell'OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

 

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati,  chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma  dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

 

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili,  proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza l'immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

 

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni 

E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.

L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente  il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

 

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee  possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

a)      Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.

b)      Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve  promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del  nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali  in molti paesi europei.

c)      Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell'inserimento dei giovani.

d)      Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;

e)      Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;

f)        Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

 

Allora cosa fare verso l'esterno?

Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della trasparenza e dell'obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di stabilità", cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

 

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

 

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo. 

Giulio Ballio

 Rettore


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permalink | inviato da ScarletMilk il 28/10/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Ansie pre-esami (ma anche post-esami)
post pubblicato in Personals, il 13 giugno 2008

Ok, ci siamo. Si avvicina la sessione d’esame. Mancano due settimane e poi avrò finito i corsi, non dovrò più frequentare la facoltà quotidianamente… beh in realtà quotidianamente è una parola grossa, però comunque dovrei andarci quotidianamente (che poi io salti matematicamente il mercoledì è un dettaglio). Dunque, breve riassunto dei miei impegni condito con un pochino di ansia incipiente e voci di corridoio (odio le voci di corridoio dio quanto le odio). Prima cosa da fare: completare quel fottuto modellino-one di Interni che vacca boia è infinito e DEVE essere pronto entro martedì che ho la consegna. Poi: recuperare da altri studenti gli appunti delle lezioni di Storia della Città, Meccanica, Storia dell’Arte Contemporanea e Progettazione Ambientale, corsi che mi hanno visto si e no un paio di volte (a parte Meccanica, che nonostante fosse al venerdì mattina ho frequentato abbastanza assiduamente). Scadenze varie: martedì 1 luglio esame di Interni (ma le voci di corridoio dicono che non sia un vero e proprio esame ma una mostra o qualcosa di simile, però non si è capito e io della fonte mi fido poco), e se quella zoccola di Cerri mi cambia il progetto (leggi: rifare il modellino) gli infilo la sua cazzo di sedia a profilo d’anatra (ma si può??) in un posto che non è mai stato abbronzato dal sole. Ah, e se magari mi dicesse anche se io e la Marzia siamo degni di andare in tesi con lui non mi farebbe schifo, così almeno lo so. Se è sì, bene. Se è no mi metto nell’ottica di laurearmi col buon Rosaldo. Ah già, il buon Rosaldo. Ieri abbiamo litigato e mi sono stragirati i coglioni, roba che a momenti mi alzo e me ne vado sbattendo la porta perché non puoi prendermi per il culo per due anni dicendo una cosa e poi contraddicendola nella stessa frase. Quindi abbiamo deciso che facciamo il progetto che ci tira a noi, glielo portiamo e che si fotta. What the fuck. Questa sessione dovrei (dico dovrei) riuscire a dare ben 5 esami, udite udite. 28 crediti. Le date? Ho già detto che il 1 luglio (?) ho Interni. Poi il 4 Meccanica (e lì son cazzi). Poi a scelta tra il 7 e il 14 luglio incastro Storia della Città, Storia dell’Arte Contemporanea e Progettazione Ambientale. Inevitabilmente due in un giorno, probabilmente il 14. Poi avrei finito, mi mancherebbero due esami che slittano a settembre (signori mi dispiace ma sette esami in una sessione non ce la si fa) e poi… in un futuro lontano… ma mica tanto lontano… la laurea… e poi… oddio ho l’ansia. Vado a fare il modellino và.

Sua Eccellenza il Pilutecnico
post pubblicato in Personals, il 28 febbraio 2008

Dunque. Sono incazzato col Politecnico. Ma tanto. Andiamo con ordine: matematica. L’ho passato, ho preso 18 (il primo diciotto della mia carriera universitaria lo dovevo prendere in matematica…m’immagino la Carla se lo sapesse quante grasse risate). Ma perché ho preso 18? Perché quel blocco di ghiaccio della professoressa oltre ad essere di ghiaccio è pure stronza: fa il primo parziale con l’argomento A e B, ma io non ho il tempo di studiare e non lo passo. Poi fai il secondo parziale, dici espressamente che metti l’argomento D (il C non si capiva perché l’ha fatto in una lezione a metà strada) e poi invece metti sia il C che il D. Vabbè, prendo 18 e lo supero (fucking argomento C). Devo recuperare il primo, stavolta studio bene gli argomenti A e B, vado a fare il compito e trovo gli argomenti A e C. Ma allora mi prendi per il culo. Maledette curve parametriche. Altro 18. E vabbè, fa media e me lo tolgo dai coglioni, tanto sono solo 4 crediti e non ne vale la pena.

Questo era venerdì. Dopo l’esame torno a casa e comincio a studiare Estimo che ho l’esame lunedì. Studio come un coglione e lunedì quella romagnola di merda della professoressa (per essere gentili, perchè potrei osare di più) organizza l’esame così: prima fa uscire tutti i frequentanti e fa fare uno scritto ai non frequentanti (mossa mai vista prima al Politecnico). Passa uno alla volta da ogni persona seduta in aula e detta una domanda. Poi ripassa e ne detta un’altra. Sempre uno alla volta. Poi aspetta 10 minuti e fa consegnare, tra le proteste di quelli che erano in fondo e hanno avuto solo 10 minuti per rispondere, mentre i primi hanno avuto oltre un'ora. Poi ci richiama dentro, ma non ci interroga sul lavoro di gruppo. Si mette a chiamare uno alla volta i non frequentanti, gli corregge il compito davanti e gli fa un orale di un quarto d’ora. Quaranta non frequentanti da interrogare per venti minuti a testa fa 13 ore e venti minuti. Alle sei ne aveva fatti 11. A noi e agli altri 11 gruppi (di 4-5 persone l'uno, quindi altre quaranta persone abbondanti) ci fa “tornate giovedì” e io le dico “guardi, giovedì ho l’esame di Impianti…” e lei “beh sarà mica la prima volta che fa due esami in un giorno”. Ma fottiti. Oggi, giovedì, vado a fare Impianti (con lo scritto infinitamente più difficile rispetto a quello del primo appello, due settimane fa, ma credo di averlo passato senza disonore, nonostante fossi distratto dalla straordinaria somiglianza tra il professore e Cuffaro - ebbene sì, era la prima volta che lo vedevo, non sono andato a lezione perchè fino a gennaio non sapevo se il mio professore sarebbe stato lui o l'altro, che ho conosciuto l'anno scorso e mi è bastato, visto che era uno di quelli che se ti alzi in mezzo a 150 persone ti chiede "lei dove va?" al microfono, cui puoi rispondere solo con "vuole un disegnino o ci arriva da solo?", cosa che ho inconsciamente detto e che mi ha ovviamente messo in cattiva luce mannaggia alla mia bocca). Insomma, faccio lo scritto di Impianti e poi vado dalla prof. di Estimo che ci dice tranquilla “ah oggi non riesco a farvi perché devo finire i non frequentanti, forse lunedì o martedì ma dipende dalle aule libere perché ci sono le lauree”. Sì, e poi vuoi anche il numero di cellulare per dirmelo? Aspettiamo ancora un po’ e poi si decide ad andare a chiedere a Mimmo le aule libere, torna con calma e ci fa “martedì alle dieci, ma non so se riesco a finire”. Mi prendi per il culo e ti permetti di insegnare fondamentalmente la gestione di un progetto.

Nota: io ho studiato Estimo due giorni per niente togliendo tempo a Impianti, venerdì prossimo ho sempre l’esame di Fotografia e martedì 11 ho sempre la consegna di Interni.

Più vado avanti in questa Facoltà più la sensazione che in realtà non mi serva a un cazzo si acuisce. Capito perché schiocco?

Sfogo matematico (nostalgia della Carla?)
post pubblicato in Personals, il 30 gennaio 2008

Non avrei mai pensato di dirlo, ma mi manca la Carla. Le sue guanciotte rosee, i suoi tailleur improponibili, le sue scarpe allucinanti, la sua pettinatura da brava rezdora, il modo in cui scriveva alla lavagna, il modo in cui mi interrogava sapendo benissimo che non mi avrebbe dato più di 5, il modo in cui si vantava di saper cucinare i “tortelli più buoni di Calerno” (t’al crèd…a Caleren ghe stan sol quater gat…son bòn anca mè). Ma cazzo, almeno spiegava. Che poi io non studiassi era un'altra faccenda. Però spiegava. Minchia, questa arriva, in una lezione ti fa dagli insiemi agli integrali, non ripete mai le cose due volte, non sorride mai. Ok, è più bella a vedersi della Carla, c’ha trent’anni ed è figa. Ma tesoro mio, sorridi che sei troppo acida e poi quando correggi i parziali togli dieci punti per un segno sbagliato all’ultimo passaggio e ti meravigli se su 150 persone solo 54 hanno preso più di 18…. SORRIDI PORCA PUTTANA CHE IO QUESTO ESAME LO VOGLIO PASSARE QUEST’ANNO! CAZZO!

P.S. Ultim'ora: Napolitano ha incaricato Marini per un governo istituzionale. Mah...vediamo come va a finire...


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permalink | inviato da ScarletMilk il 30/1/2008 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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