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Autobiografia tragicomica
chiacchiere in sala d'attesa
post pubblicato in Politics, il 24 agosto 2009
Stamattina sono andato dalla dottoressa per farmi fare la carta per gli esami del sangue, che ogni tanto fan mica male, e per fare incetta di ricette su ordine di Nonno e Nonna, che ormai pare si nutrano a pillole.
In ogni caso, entro nella sala d'aspetto e chiedo quando sarebbe stato il mio turno, per poi sedermi su una sedia a leggere un libro molto bello, ma veramente molto bello.
Nonostante l'ora però, in sala d'attesa si ciacolava amabilmente di questo e di quello, di cosa farà la Clerici e di cosa farà non-ho-capito-chi. Al mio fianco una maestra elementare, di fronte a me una liceale (con un terribile smalto verde fluo, in condivisione con la madre - evidentemente scriteriata).
Allora scatta la domanda della loquace maestra: "quest'anno quando cominciate?"
E la ragazza risponde che non si sa, che ci sono un po' di casini con la riforma, che devono accorpare le classi, eccetera eccetera. Il solito bordello da riforma della scuola Gelmini's Style.
Poi la maestra comincia a parlare di una cosa, che io non sapevo affatto e che mi è parsa un'enormità (premetto che la maestra in questione non mi è sembrata un'aquila o una volpe in generale, ma trattandosi del suo stesso lavoro tendo a fidarmi... se potete smentire però vi prego di farlo).
Praticamente l'allegra donzella diceva che sono stati dati degli incentivi agli studenti che decidevano di passare dalla scuola pubblica a quella privata. Cioè. A dire della maestra il Governo ha PAGATO studenti per passare al sistema Privato, gli ha fatto lo sconto sulla retta (e si sa che il figlio dell'operaio il privato non se lo può permettere neanche con gli incentivi).

Vi prego, ditemi che ho capito male. O che ha capito male la maestra elementare. O che è una stronzata. Accusatemi di essermela inventata per screditare il governo.
Basta che smentite.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 24/8/2009 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
roma, capitale della cristianità (e basta)
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2009
La sentenza del Tar del Lazio che imponeva l'esclusione dei docenti di religione dagli scrutini finali è stata bellamente ignorata dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, dal Governo e dal Presidente della Repubblica.

Benvenuti in Italia. Sole, mare, pizza, mandolino, mafia, belle donne.
E Santa Romana Chiesa.


P.S. Dimenticavo... La Repubblica mette la notizia in ottava posizione nella sua versione online.

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-11/valutazione-2009/valutazione-2009.html

Il Corriere della Sera non se ne preoccupa neppure.
letture
post pubblicato in Politics, il 19 agosto 2009
Ho finalmente trovato il tempo per leggere un libro che avrei voluto leggere un bel po' di tempo fa, Uomini che odiano le donne. Ma tra una cosa e l'altra, negli ultimi due anni non ho avuto modo di leggere nulla che non concernesse la mia tesi, per cui ora ho una lista decisamente troppo lunga di libri arretrati. Ho iniziato con "Stupori e tremori", di Amelie Nothomb. E poi al giallo di Larsson.
Per chi non l'ha letto: è una bella storia ben strutturata, che abbatte alcune immagini eccessivamente positive che noi terroni abbiamo della "perfetta" Svezia, ma che allo stesso tempo ci fa capire quanto siamo terroni (ed è questa la parte importante, che siamo buoni tutti a dire che anche loro hanno le loro magagne per giustificare le nostre).
Ad esempio, da quello che si può comprendere del paese scandinavo in questione, in Svezia un giornalista che dice la verità è semplicemente un giornalista e non un terrorista al servizio dei detrattori del personaggio di cui si discute. In Svezia Marco Travaglio sarebbe un giornalista molto bravo, non un controverso personaggio che si occupa di farsi i cazzi altrui andando a ficcare il naso in vicende giudiziarie che riguardano la vita politica del Paese. In Svezia Tanzi sarebbe andato in galera e avrebbero buttato via la chiave. Idem per Cragnotti e i furbetti del quartiere. Per non parlare dei politici. Posto che in Svezia un finanziere, editore e proprietario di tre televisioni, non si sarebbe mai e poi mai permesso di candidarsi alla Presidenza del Consiglio, qualora fosse accaduto sarebbe stato certamente oggetto di qualsivoglia analisi, minuziosa indagine e ficcanasaggio nei suoi affari "privati", dal momento che ormai di privato non avrebbero proprio nulla.

In Italia invece un personaggio controverso con un passato nebuloso fatto di ipotetici (ma mica tanto) contatti con la criminalità organizzata, proprietario di un'importante arma di deviazione del pensiero di massa nonché grande editore e comico a tempo perso, è diventato Presidente del Consiglio. E si lamenta se salta fuori che fa festini con minorenni, se trapelano informazioni dettagliate sulle sue perversioni varie. E si permette pure di minacciare chi tali informazioni le lascia trapelare, facendole diventare di dominio pubblico. Non solo, pretende pure di avere ragione e giustifica le sue orge come "semplici festini innocenti" criticando i vescovi, che fino a poco fa gli si inchinavano davanti - se pur con intenzioni differenti rispetto a quelle delle sue protette - anche per merito della sua politica clericale filocattolica.
E non lui solamente, ma buona parte della politica italiana si comporta allo stesso modo. C'è chi va a transessuali e poi in Parlamento vota da buon cattolico. C'è chi annuncia opposizione a leggi vergogna e poi quando è il suo turno (miracolosamente) di governare non fa nulla in proposito.
Ce n'è insomma per tutti i gusti. Chi più ne ha più ne metta.
La cosa che sconvolge non è tanto questa cronaca rosa sconcertante, ma l'atteggiamento degli italiani. I quali ingenuamente continuano a sorbirsi pacificamente e passivamente i tormentoni estivi del TG1 quando dice che bisogna bere molta acqua.
Intanto non si accorgono che negli ultimi giorni il governo ha chiaramente espresso la sua fede di Stato attraverso il Ministro Gelmini, nello scontro Governo/Chiesa - Magistratura sui docenti di religione.
Credo sia chiaro come il mio pensiero sia favorevole alla decisione del Tar del Lazio, ma è meglio scriverlo onde evitare fraintendimenti.
Perché un professore di una materia FACOLTATIVA, che non ha avuto accesso alle scuole tramite gavette e concorsi ma tramite nomina vescovile, che viene pagato più degli altri facendo un mestiere sicuramente meno pesante, dovrebbe entrare nel merito del voto finale di uno studente mentre non nel merito del voto finale di un altro?
Spiegatemelo e dimostratemi che non è discriminazione.
tutto secondo i piani
post pubblicato in Politics, il 29 ottobre 2008
Rumore di protesta, studenti in piazza che gridano la loro indignazione, professori che scioperano. Tutto secondo i piani di Cossiga. Presto disponibili nelle farmacie i kit di automedicazione, da utilizzare esclusivamente su ferite da manganello. Ma non troppo presto però, prima bisogna aspettare che i blocchi delle metropolitane e delle strade esasperi i cittadini. Poi si devono infiltrare agenti in incognito per aizzare gli studenti. Poi si troverà il modo di far scoppiare dei disordini gravi. E infine si ucciderà tutto con una bella manganellata sulla testa. E se per caso partisse qualche colpo... beh, si scriverà una lettera alla Bayer in cui ci si scuserà per il cliente mancato.
Il futuro già io non ce l'ho. Lo stanno rubando ai miei figli.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 29/10/2008 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
lettera del rettore a tutti gli studenti del politecnico
post pubblicato in Politics, il 28 ottobre 2008

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

 

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.

In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

 

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto 2008 sono le seguenti:

    • una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
    • la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
    • la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.  

 

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell'OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

 

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati,  chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma  dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

 

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili,  proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza l'immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

 

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni 

E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.

L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente  il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

 

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee  possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

a)      Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.

b)      Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve  promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del  nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali  in molti paesi europei.

c)      Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell'inserimento dei giovani.

d)      Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;

e)      Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;

f)        Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

 

Allora cosa fare verso l'esterno?

Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della trasparenza e dell'obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di stabilità", cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

 

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

 

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo. 

Giulio Ballio

 Rettore


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