.
Annunci online

Autobiografia tragicomica
trasloco
post pubblicato in Personals, il 24 ottobre 2009
A causa dell'instabilità della piattaforma, da oggi ScarletMilk si trasferisce qui:

http://scarletmilk.wordpress.com/

Senza rancore al Cannocchiale, che per molto tempo mi ha permesso di scrivere liberamente i cazzi miei e di incontrare molta gente.



permalink | inviato da ScarletMilk il 24/10/2009 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
latrati notturni
post pubblicato in Personals, il 18 ottobre 2009
Stasera sono uscito a bere qualcosa con la Glo e Raffo.
Torno a casa e come al solito metto la macchina in garage. Il cane è dentro e mentre io faccio manovra se ne va nel prato come al solito. Poi torna dentro e mi guarda sospettoso e incuriosito mentre chiudo il portone, studiando le mie mosse.
Non faccio in tempo a fare le scale e me lo ritrovo dietro, che sale. Mi guarda, come a dire "te fatti i cazzi tuoi" e si infila nell'appartamento dei miei.
Io salgo al secondo piano, a casa mia. Svuoto le tasche, mi siedo sulla poltrona e faccio per togliermi le scarpe quando...

WOF!

Oh cazzo il cane che abbaia e i miei che dormono. Stai a vedere che è davanti alla porta chiusa della camera dei miei e vuole entrare.
Scendo, lo cazzio mentre mia madre nel dormiveglia impreca e biascica qualcosa tipo "ecco lo sapevo". Lo porto giù. Quando risalgo vedo mio padre alla porta.
Padreeh: "L'hai portato giù?"
Io: "Eh sì"
Padreeh: "Ma tanto fra mezzora torna su...."
Io: "Beh almeno non chiudere la porta della camera così non rompe i coglioni se vuole entrare..."
Padreeh: bestemmia imprecisata "... ma che palle di cane..."
Io: "Gli hai fatto capire che può salire... gli lasci le porte aperte... ha ragione anche lui a sbragarti i maroni se ne trova una chiusa"
Padreeh: "Vabbè buona notte"
Io: "Buona notte... se te lo trovi nel letto fallo scendere prima che lo veda la mamma o le prende un colpo"

Ecco cosa si ottiene ad educare un cane come un figlio, a chiamarlo "Mattia" (e a chiamare me "Lothar") e a viziarlo troppo. Poi comanda lui e se decide che vuole salire in casa a dormire LO FA. E se trova qualche intoppo, tipo una porta chiusa, abbaia. Chiamatelo scemo.



permalink | inviato da ScarletMilk il 18/10/2009 alle 1:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
smelly means healthy
post pubblicato in Personals, il 14 ottobre 2009
Attenzione. Il seguente post è ad alto contenuto di surrealismo e l'oggetto in questione, benché non pornografico, potrebbe urtare la vostra sensibilità o il vostro buongusto.




Questa non mi era mai capitata. Lo so, è terribilmente fuori luogo dopo l'ultimo post, ma non posso fare a meno di riferire conversazioni tremendamente surreali a distanza.
Da qualche parte nel web ho un profilo su un sito gay mondiale su cui non mi contatta mai nessuno, anche perché non ho foto se non una del viso (e sui siti gay tirano più altri soggetti fotografici). Ma oggi mi arriva un messaggio mail che mi dice, dopo secoli di silenzio, che qualcuno mi ha scritto. Allora vado sul sito e ringrazio il sistema di salvataggio delle password di safari (che mica mi ricordavo io che password era) e mi si apre la finestrella pop-up. La conversazione è in inglese.

Lui:"Nice Italian man!"
Io: "Hey... where from?"
Lui: "In Boston here.. I guess you're uncut.. I hope you don't clean your penis every time you shower!"

Dopo un'iniziale perplessità mi dico che sarà uno di quei feticisti che comprerebbero mutande sporche dai distributori come in Giappone, per cui rispondo in modo da dissuaderlo.

"I don't think it's your business, but actually I do clean my penis every time I shower, this means once a day"

E pensavo di averlo sbolognato, ribadendo la mia igiene personale e fugando ogni dubbio. E invece qui viene il bello.

Lui: "Well, it's just not healthy to clean your penis everyday when you're uncut man... and you should NEVER use soap on it. That would kill beneficial bacteria that protect your from urinary tract infections. It would wash off protective oils your foreskin produces that prevent micro tears from occurring during sex or jerkin' off... it would also deplete your penis from powerful pheromones your foreskin secretes... The best way is to only give it a quick rinse with water only when needed, once every 7 to 10 days for most, or once to twice a week for other guys who get cheesy very quick... But a smelly penis is a healthy penis! For more info, check out foreskin dot org slash smegma... the pictures are very graphic but are just there to illustrate what a built up would look like... Rinsing it once or twice a week will prevent build up...
I hope that helps!"

Sono sconvolto, perché per la prima volta in vita mia uno sconosciuto di Boston mi fa una lezione di igiene intima (se così si può dire) a distanza, senza peraltro aver mai visto "it". Cioè, ma tu, cricclone americano che non sai cos'é il bidet, come ti permetti di dire a me, italiano, che "a smelly penis is a healthy penis"???

Io: "....am I on candid camera on-line? Can you see my reaction thru my webcam? Or are you a doctor?"
Lui: "I am a doctor... [e poi ricomincia] The best is to pick a day of the week to rinse your penis head off, like on Mondays before work to make it easier to remember... of course you can wash your penis shaft balls and pubic hair every day, but with water only! Do you pull your foreskin back when you piss?"

Al che mi incazzo. Che cos'é, l'andrologo a distanza? Ma ti ho chiesto qualcosa? Mi stai visitando? Ho dei problemi di salute che tu, medico americano, riesci a percepire da segnali che noi comuni mortali non riusciamo a comprendere? Chi sei e cosa vuoi?

Io: "Actually, I am Italian. I live in Italy. We have one of the best health care system of the world and I never heard a doctor telling me something similar. So don't feel outraged if I tell you that I'm gonna trust my personal doctor. My penis is perfectly healthy, it perfectly works and totally satisfies me and my partners, even after 25 years showering. That's all, american doctor :P"

Detto ciò vado a fare un giro sul sito che mi ha indicato, dove scopro che lo smegma non è altro che lo sporco. E sull'enciclopedia medica che sta in salotto si dice anche chiaramente che è buona abitudine l'igiene intima giornaliera onde evitare che si formi la sostanza chiamata smegma, che favorisce la crescita di batteri e funghi, aumenta la probabilità di tumore al pene e facilita infiammazioni varie che poi vengono trasmesse ai/alle partner.

Ecco. Credo che d'ora in poi avrò serie difficoltà a interagire con un ragazzo americano. Ma serie davvero.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. igiene intima smegma dialoghi surreali

permalink | inviato da ScarletMilk il 14/10/2009 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
ciao
post pubblicato in Personals, il 13 ottobre 2009
Non credo ci siano parole adatte a certi momenti. Non ne ho parlato ieri perché di fatto non sapevo cosa dire, ma oggi ho metabolizzato il fatto e posso salutarti a modo mio.
Non accetto il tuo gesto, ma conoscendoti posso comprenderlo. Certamente, per essere arrivata a una decisione così drastica come gettarti nel vuoto e volare per più di cento metri, dovevi essere proprio stanca. Esausta di quella famiglia ipocrita che per troppo tempo ha finto che tutto fosse perfetto prima di sgretolarsi sotto il peso delle cose non dette. Esausta di quella vita che non ti ha dato molto. Esausta di dover fare i conti con un passato che ti avrebbe resa indesiderabile agli occhi delle persone "normali". Esausta infine di quelle persone che ti hanno voltato le spalle, e che domani ci scommetto i maroni che saranno tutte lì a piangerti.
Domani verrò a salutarti, ma me ne andrò prima della cerimonia. D'altra parte, tu lo sapevi molto bene, sarebbe ipocrita da parte mia presenziare al tuo funerale.
Mi hai sorpreso, nonostante fosse un pezzo che non ci si sentiva. Eri sparita, ti eri creata una tua vita (come me d'altronde, anche se per motivi differenti). L'ultima volta che ci siamo sentiti mi chiedevi di non dire a mia madre (e di conseguenza alla suora) dove ti trovavi, per evitare di tornare in quella comunità dove ti legavano e ti picchiavano.
Spero che dove sei ora nessuno ti leghi o ti picchi più. Lo spero davvero.
Ricordando l'infanzia e l'adolescenza, con un po' di amarezza, ti saluto.



permalink | inviato da ScarletMilk il 13/10/2009 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
il primo giorno
post pubblicato in Personals, il 14 settembre 2009
d'autunno. Stamattina mi sono svegliato grazie a un simpatico tuono che ha fatto vibrare tutto il vibrabile al tenero orario delle 6:53. Nel dormiveglia sentivo il rumore delle (poche) macchine navigare lungo la provinciale. Tergicristalli in fermento.
Un freddo cane, l'aria dai monti scendeva impetuosa e una pioggia battente e decisamente autunnale scendeva da un cielo che gradualmente passava dal color antracite al color ghisa invecchiata.
Nel frattempo facevo colazione con il mio caffè, il primo di una lunga serie, e mi infilavo in macchina alla volta di Reggio.
Dopo un'ora e un quarto di viaggio (per fare ben 24 km, tanto per rendere l'idea) arrivo al parcheggio scambiatore e aspetto il bus mentre il peso del computer (con alimentatore e mouse) e della tesi tenta di segarmi via la spalla. Il primo G passa, fa salire quattro persone e poi chiude le porte in tutta fretta e fugge indicando il semaforo verde, facendoci intendere che "o adesso o mai più". E io e una signora rimaniamo sotto la pensilina, quella disegnata da un architetto che non conosce molto bene l'esistenza delle scossaline, che più che riparare dalla pioggia la invita a infiltrarsi nello spazio coperto sotto forma di enormi goccioloni. Mi sento a casa quando la signora tira una madonna in dialetto. Poi arriva il secondo G, e stavolta ci fa salire. Poche fermate per raggiungere Corso Garibaldi, poi neanche il tempo di una sigaretta per svoltare in via dell'Erba e ritrovarmi davanti al palazzo dove si presume passerò gran parte del mio tempo da oggi in avanti.
Lo studio è bello, grande, sistemato al piano terra di un bel palazzo con i soffitti decorati a grottesche. Mi accoglie una giovane architetto che mi presenta a una ventina di visi di cui non ho avuto il tempo di memorizzare i nomi corrispondenti. L'atmosfera è cordiale, sono tutti giovani. C'è il caffè per tutti, fatto con la moka nel cucinino nell'interrato.
E poi comincia la mia giornata lavorativa.
Si familiarizza con la questione, il piano per un grande ospedale nel torinese. Si deve portare a termine uno studio di fattibilità, cosa che si è sempre sentita nominare ma che, di fatto, non ha mai assunto una connotazione precisa nell'immaginario dello studente. Ecco che mi si palesa il significato di quelle parole. Ed ecco che vengo accompagnato al mio computer, con una mia password, un mio numero di telefono e una mia mail.
Si comincia.
Certo, non è quel lavoro alla Fuffas. Qui l'architetto è un tecnico, non un artistoide che per metà del tempo dice cazzate. La professione come è nella realtà. Non si parla di archistar, né di concetti aulici. Al paziente di un ospedale non gliene frega granché se l'edificio è l'espressione verticale di un disegno territoriale orizzontale più ampio, né gli interessa sapere dove passassero gli assi della centuriazione romana. Ma di sicuro gli preme che l'ospedale funzioni, ed è questo che si deve fare. Se poi è anche bello, tanto meglio. E se poi è anche relativamente poco costoso e studiato per durare ed essere pure autosufficiente, beh, è tutto di guadagnato per il Sistema Sanitario. Che poiché è pubblico si ripercuote direttamente sulle tasse che paghiamo.
Non sembra male. Certo, nei miei sogni di gloria non mi ero mai immaginato alle prese con una questione del genere, ma poiché non sono capace di fare un beneamato cazzo credo che sia qui che si possa imparare qualcosa. Certamente si impara di più che non andando in uno studio a preparare concorsi per far fare bella figura al titolare, riproducendo all'infinito un esame universitario che non finisce mai e il cui esito è spesso già scritto.
Oltretutto, mentre per la seconda opzione mi sono sentito dire solamente dei "facciamo un periodo di prova non retribuito di tre, quattro, cinque, sei (infinito) mesi e poi vediamo", per la prima opzione mi è stato detto "finché non sarai abilitato faremo contratti regolari di tre o quattro mesi, poi una volta ottenuta l'abilitazione entreresti con un contratto a tempo indeterminato".
Io non ci sputo sopra.



permalink | inviato da ScarletMilk il 14/9/2009 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
emilia
post pubblicato in Personals, il 9 settembre 2009
Drin.

Drin.

Driiin.

Driiiiiiin.

"Pronto?"
"Pronto, sono la Wanda. C'è la Fulvia?"
"Mi sa che ha sbagliato numero"
"Vacca boia mi scusi veh!"

Click.

(...)



permalink | inviato da ScarletMilk il 9/9/2009 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
civiltà
post pubblicato in Personals, il 8 settembre 2009
Ok, degli altoatesini si può dire tutto quello che volete. Hanno un tenore di vita altissimo a spese delle altre regioni, godono di privilegi pazzeschi per il fatto che la loro lingua madre è il tedesco, sono un po' stronzi con gli italiani... andate avanti voi.
Ma poiché i miei genitori sono fanatici delle dolomiti e si sono comprati una casa, al momento di guardare il mappamondo per cercare un luogo dove andare a lavorare anche solo temporaneamente mi son detto "e perché non Bolzano?".
Sì perché gli altoatesini saranno quel che saranno, ma io amo quei posti e li sento un po' casa mia. Inoltre, grazie a tutti i contributi e le agevolazioni, sono riusciti a essere tedeschi davvero dal punto di vista architettonico. Ovvero costruiscono bene, consapevolmente, contemporaneamente. Credo che da un'esperienza lavorativa in Alto Adige (o Tirolo Meridionale, come vogliono chiamarlo loro) si possa imparare moltissimo, senza andare per forza in un altro paese o impararsi una lingua.
Ecco perché, tra i milioni di studi a cui ho mandato il mio curriculum, quattro si trovano a Bolzano o Bozen o come vi pare.
Fattostà che, mentre gli studi di architettura italiani non ti cagano minimamente (neanche per dirti "grazie, ma non ho bisogno"), gli studi di Bolzano si dimostrano superiori. Civili.
Oggi ricevo una mail che mi lascia sbalordito.

Egregio M. V.,
Grazie per la sua richiesta, ma pur trovando interessante il suo curriculum le devo dire che al momento siamo al completo. Però le posso dare l'indirizzo mail del signor M. K. della ditta D.
Loro al momento stanno cercando un architetto per allargare il loro team.
Sperando di essere stato d'aiuto, le auguro buona fortuna.
Cordiali saluti
Arch. P. P.

Non lo trovate straordinario?
Io lo trovo straordinario. Vi assicuro che di curriculum ne ho mandati, ma NESSUNO si è mai preso la briga di rispondermi se non aveva intenzione di fissarmi un colloquio. Tranne questo studio e altri tre, sempre di Bolzano.

Avranno tutti i difetti del mondo, ma non si può dire che non siano civili.



permalink | inviato da ScarletMilk il 8/9/2009 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
mostri svedesi
post pubblicato in Personals, il 6 settembre 2009
Venerdì pomeriggio. Bella giornata di sole, con un vento schifoso che ti porta via. Il giorno ideale per starsene tranquilli a casa a godersi la condizione di disoccupato, magari leggendo.
E invece Madreeh ha la splendida, raggiante idea.
"Tesoro, mi faresti un regalo?"
"...mmm?"
"MI PORTI ALL'IKEA?".
Non essendo più studente, non potevo accampare la scusa "no devo studiare", per cui ho rapidamente analizzato i pro e i contro. Se non l'accompagno all'IKEA poi comincia a rompere con la storia che ho sempre tempo per gli altri ma per lei mai, che è l'ultima ruota del carro e che da adesso la smette di far da mangiare (capirai...) e di fare il bucato e via dicendo. Se l'accompagno all'IKEA vado incontro a un tragico destino fatto di soste ogni cinque minuti, bombardamenti a tappeto di domande inutili, ricerca infruttuosa di oggetti insulsi. Ma evito lo stillicidio della donna nessuno-mi-caga e soprattutto passo dal reparto gastronomia svedese e mi prendo le patatine all'aneto.
Ok, andiamo.
Seguono ore interminabili di code in tangenziale a Parma, e poi di code interminabili per bere un caffè shakerato ("magari qui sono capaci di farlo... ma come lo facevi tu al bar non lo fa nessuno" dice Madreeh, senza rendersi conto che siamo al bancone del bar da TRE ORE perché lei deve centellinare un orribile caffè shakerato fatto con la macchinetta e con dentro decisamente troppi cubetti di ghiaccio).
E poi il reparto mobili, con i mini-appartamenti allestiti, e le domande tediose. "Quanto costa questo?", ripetuto per ben centosettantatre volte, porta ad una reazione negativa dell'interpellato, che a un certo punto sbotta e dice con tono decisamente alterato "Cazzo ma leggi un cartellino! C'è il disegno che ti dice cosa minchia è e sotto c'è scritto quanto costa! Sono ventisei chilometri di esposizione che mi fai la stessa domanda!".
Vabbè, sorvoliamo sulla tremenda reazione di Madreeh a queste ultime due righe.
Ma andiamo avanti nella descrizione: non aveva bisogno di niente (e ci credo, ha una casa di tre piani che è riuscita a riempire, infrangendo ogni legge fisica sulla massa e riproducendo ciò che di più simile esiste alla densità di una nana nera negli armadi del MIO appartamento). Però quei cuscini sono tanto carini (erano orribili), quelle tende sono tanto belline (erano orribili), ho bisogno di qualche scatola da mettere negli armadi ("che quell'orso di tuo padre non mi vuole fare l'armadio nuovo in garage e devo arrangiarmi con quello che trovo, solo che le scatole del mobdì sono brutte"), devo comprare un paio di piatti piani bianchi e ora che ci penso vorrei un cuscino bianco perché devo fare un abbinamento (questo succedeva il pomeriggio dopo il pranzo in cui mio padre annunciava solennemente che non sarebbero andati in montagna per risparmiare, che le cose vanno male, fottuta crisi - per la cronaca, sempre sullo stesso filone, la disgraziata stamattina mi ha chiesto se potevo ridisegnare il suo appartamento perché l'ha stufata).
Infine arriviamo - deo gratias - al reparto cibarie (senza aver comprato nulla, ma avendo fatto il giro del "mercato" almeno sei volte per cercare l'orribile cuscino di cui sopra). Dove la convinco a comprare le polpettine svedesi che, come chi di voi le ha provate almeno una volta in vita sua sa bene, sono a tutti gli effetti una droga.
Orbene, ieri sera ho cucinato le polpettine con apposito sughetto. Ma gli svedesi fanno le confezioni formato famiglia, per cui ne sono avanzate abbastanza da mangiarci il secondo anche oggi. Addirittura ne avanzavano tre, che ho dato al cane.
Non. L'avessi. Mai. Fatto.
Ormai il mio cane è un tossicomane. Non mangia i suoi granini. Oggi ha rifiutato una fetta di prosciutto. Però continua a leccare insistentemente la pirofila dove stavano le polpette, anche se ormai, come potete immaginare, è talmente pulita e bianca che ci si può specchiare.
Ho creato un mostro.



permalink | inviato da ScarletMilk il 6/9/2009 alle 1:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
domande esistenziali
post pubblicato in Personals, il 25 agosto 2009
Ma è possibile che:
1) per fare un eventuale Ph.D in un paese scandinavo sia richiesta una buona conoscenza della lingua locale per poter partecipare alle conferenze che vengono tenute in svedese, norvegese o danese?
2) non si capisca quali siano i criteri di ammissione delle università inglesi?
3) molto spesso non si trovino indicazioni circa il piano di studi o la durata?

I casi sono due. O io credevo di sapere un minimo di inglese e invece non è vero, oppure le università del mondo sono tutte d'accordo per non divulgare troppe informazioni riguardo ai dottorati. Un complotto tipo "se sei riuscito ad arrivare fin qui allora hai le potenzialità per farlo".

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. università ph.d

permalink | inviato da ScarletMilk il 25/8/2009 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
e finalmente fu agosto
post pubblicato in Personals, il 31 luglio 2009
Oggi, ultimo giorno di lavoro nello studio per il concorso di Ginevra. Ho completato il mio edificio e devo dire che non è niente male. Anzi, mi piace un sacco. Ma prima di andarmene via voglio approfittare dell'atmosfera che sto respirando in studio, quell'odore di vacanze e quella sensazione che si ha quando si ha finito il proprio dovere e si sta cazzeggiando. Ancora un po'. Poi me ne andrò da questo studio particolare.
E devo dire che nonostante le disorganizzazioni del gruppo mi sono trovato bene alla fine. Sarà la capacità straordinaria dell'architetto di mettere chiunque a proprio agio, di parlare di qualunque argomento, di non considerarsi una professoressa del Politecnico ma una persona, e di considerare gli altri allo stesso modo. Certo, ogni tanto ho detestato il cibo vegano, ho bestemmiato contro la disorganizzazione degli altri (che mi hanno fatto progettare il mio edificio due volte perché hanno deciso di cambiare le assegnazioni alle varie cooperative). Ma insomma, è stata una bella esperienza.
Ma ora è finita anche questa parentesi decisamente stressante della mia vita. I coinquilini si sono laureati, ho finito il mio periodo in studio, mi scade l'affitto a Milano.
Sono su un trampolino a troppi metri d'altezza, tanto alto che non riesco nemmeno a vedere la piscina là sotto. Ma ci deve essere, per cui devo buttarmi. E sperare di entrare bene in acqua, senza troppi schizzi.
Non so dove andrò, sento che la mia parentesi milanese si chiude. Ciò non comporta necessariamente che non si potrà aprire un'altra parentesi sempre milanese, ma per forza diversa. Ho necessità di staccare da Milano, per capire se può valere la pena di stare in questa città o se invece è il caso di rivolgere lo sguardo altrove. Non so dove.
Devo fare un po' di ordine nei miei pensieri, dedicarmi un po' a me stesso. Non ne ho avuto il tempo nei cinque anni e mezzo (ma direi anche sei a sto punto) di università. Devo farlo ora. Devo capire quali volteggi fare mentre salto dal trampolino, per evitare di farmi troppo male al contatto con l'acqua.
Insomma. Come a scuola. Quaderno nuovo, biro nuova. Solo che ora non ho più la maestra che mi detta cosa scrivere.

Nel frattempo mi sono concesso un fine settimana allungato ad Amsterdam, dove non ero mai stato, per festeggiare la laurea di Guido.
Città alquanto spiazzante nelle sue mille sfaccettature, ma soprattutto nella tragica diversità rispetto all'Italia in ogni aspetto. A partire dall'erba legalizzata (sono abituato a pensare che sia una cosa illegale e mi sentivo a disagio mentre stavamo seduti ai tavolini di un coffee shop a farci di White Widow davanti ai poliziotti a cavallo), passando per la prostituzione legalizzata (le ragazze in vetrina non sono volgari, sono assolutamente normali; e quando si è là si comprende che legalizzare il mestiere più vecchio del mondo è la cosa più logica da fare). Ma Amsterdam ovviamente non si limita a quelle quattro strade piene di vetrine con i neon rossi e coffee shop. Tutto intorno c'è una città viva, vivibile ed estremamente affascinante. E gli olandesi sono estremamente affascinanti nel loro modo di vivere quegli spazi, che non sanno di capitale europea ma piuttosto di ameno paesino di campagna.
Stavo giusto facendo un giro nel quartiere nuovo di Zeeland, sui docks abbandonati e riconvertiti in zona residenziale, quando ho notato come sia normale appropriarsi dello spazio pubblico per fare un barbecue con i vicini sul marciapiede (mi immagino a Milano cosa succederebbe).
E tutti mi dicono che Amsterdam è la città più brutta d'Olanda, per cui credo proprio che mi tocchi di farci un bel giro sostanzioso prima o poi.

Ma ora basta, sono le sette passate. Ora esco dallo studio, vado a casa a farmi una doccia e preparo le valigie. Si va in vacanza. Con molti pensieri, ma si va in vacanza. Finalmente.



permalink | inviato da ScarletMilk il 31/7/2009 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
vicini di casa
post pubblicato in Personals, il 2 luglio 2009
La casa nuova ha tanti lati positivi, ma anche alcuni negativi. E stasera ne abbiamo scoperto un altro.
Praticamente: la casa ha quattro stanze, ognuna con la sua porta-finestra affacciata su un mini-balcone. Ogni porta-finestra è esposta sullo stesso lato del palazzo, verso il viale (est). Poiché Milano tra maggio e ottobre è un forno, onde evitare scioglimenti di esseri umani al quarto piano, di solito si apre la porta sulle scale (che danno a ovest) e gira un po' d'aria. Entra una tonnellata di polvere, ma si respira.
Stasera l'invisibile signora che abita nell'appartamento di fianco si è palesata ai miei occhi verso le otto, quando io stavo svuotando la lavatrice, per dirmi di chiudere la porta.
"Sente i rumori signora? Mi scusi..."
"Non è una questione di rumore, è che questo è un condominio"
".....e quindi? Le diamo fastidio?"
"Eh non è bello, che la gente passa e vede dentro alle case"
"Guardi che siamo all'ultimo piano... passiamo io e lei..."
"Sì però è un condominio"
"Sì ma si crepa, la teniamo aperta per far girare un po' d'aria"
"Eh compratevi un pinguino"
"........."
Chiudo la porta.
Dopo cena, caldo atroce, Fede apre la porta (un pochino), la quale si spalanca da sola mentre noi mangiamo. A un certo punto la tizia esce di nuovo e ricomincia: questo è un condominio, può dar fastidio, domani mi obbligate a parlare con l'amministratore.
Fede cerca di arginarla, dicendole educatamente che non capisce il problema, che se è per il rumore si può ovviare al problema, ma che per l'aria ci serve tenerla aperta. Lei risponde di nuovo con la storia del pinguino, "in quanti siete qua dentro, quattro? cinque? fate una colletta... siete studenti? anche quelli del terzo piano sono studenti e chiudono la porta... [fede la interrompe facendole notare che quelli del terzo piano hanno il doppio affaccio, per cui non hanno bisogno di aprire la porta per far girare aria] beh, chiamate i vostri genitori che tirino fuori il grano... oppure cambiate casa".

CAMBIATE CASA???
MA ORRENDA DONNA, CHE NON SAI COSA SIA IL CONGIUNTIVO E CHE USI A SPROPOSITO IL CONDIZIONALE. ORRENDA DONNA ROMPICOGLIONI, CHE NON HAI MAI ROTTO I COGLIONI E LA PORTA E' STATA APERTA SEMPRE D'ESTATE. ORRENDA DONNA CHE OGGI HAI I MARONI GIRATI E TE LA DEVI PRENDERE CON QUALCUNO SENZA UN VALIDO MOTIVO.
TE NE VAI A FANCULO, CORTESEMENTE?
GRAZIE.



permalink | inviato da ScarletMilk il 2/7/2009 alle 22:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
il vento dell'ovest
post pubblicato in Personals, il 26 giugno 2009
Ecco che ritorna, a intervalli regolari, il vento dell'ovest. Ovvero il mio modo di identificare quella sensazione di incompletezza che ti spinge a cercare altrove una felicità impossibile, ma la cui idea ti rende altrettanto impossibile la passività rispetto agli eventi.
Eventi scatenanti?
Una laurea presa al momento sbagliato, un periodo fondamentalmente di cazzeggio, un sacco di idee su un eventuale futuro, nessuna delle quali al momento realizzabili, e tante altre cose.
Tanti punti interrogativi, tante incertezze. Su cosa fare affidamento?
Legami indissolubili e legami indefinibili mi portano ora da una parte, ora dall'altra.
Ho veramente voglia di stare a Milano? E ho voglia di tornare a Reggio? E se non ho voglia di fare nessuna delle due cose, ho veramente voglia di ricominciare da zero?
E il lavoro? Chissà se è veramente il mio mestiere, quello dell'architetto. Almeno per come si configura al giorno d'oggi. Ho voglia di chiudermi in uno studio a disegnare a 500€ al mese in una città che non mi ha mai veramente convinto? E ho voglia di farlo altrove? E cosa voglio fare? Scrivere? Non credo di essere in grado. Aprire il ristorante da 25 coperti? E chi me li dà i soldi? Andare all'estero? A fare cosa? C'è la crisi dell'edilizia, e inoltre non è l'ideona del millennio imparare da zero un mestiere in un altro Stato, con altre leggi, un'altra lingua.



permalink | inviato da ScarletMilk il 26/6/2009 alle 14:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
long island
post pubblicato in Personals, il 19 maggio 2009




permalink | inviato da ScarletMilk il 19/5/2009 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
aggiunta nonsense
post pubblicato in Personals, il 17 maggio 2009
Qualcuno sa cosa minchia sono quelle api giganti (dico api, perché hanno il culo felpato) lunghe tipo tre centimetri che fanno un ronzio tipo elicottero in lontananza?
No perché ce n'è una alla quale non va proprio giù il fatto che io fumi dalla finestra del bagno e per tutta la durata della sigaretta ha incessantemente provato a dissuadermi volando in picchiata verso di me... lo chiedo perché se sono bestie inutili e incazzose come le vespe la faccio fuori, ma se sono utili (e in estinzione) come le api... beh posso affacciarmi alla finestra dell'altro bagno...

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. misteriosi insetti

permalink | inviato da ScarletMilk il 17/5/2009 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
perché si dovrebbe sposare un architetto
post pubblicato in Personals, il 14 maggio 2009
Dieci buoni motivi per cui sarebbe ottima cosa sposare (nel mio caso non lo si può fare visto che vivo in un paese di merda) un architetto. Mi arriva da Facebook e la riporto qua.
[Tra parentesi quadre i miei commenti.]

1) Le misure non sono mai un problema (chi vuol intendere...)

2) Sa leggere le carte geografiche. Scordatevi il navigatore o le cartine in auto, un architetto sa sempre dove andare e come raggiungerlo [nel mio caso ciò è assolutamente vero]

3) Ha una pazienza mai più riscontrata dai tempi del mahatma Gandhi. Non è insolito infatti vedere gruppi di architetti meditare sulla non violenza davanti ad un plotter (non violenza contro i vari addetti alle stampe ovviamente) [ma anche contro l'infernale aggeggio, direi]

4) E' un artista a metà, quindi e pazzo q.b. ... nel senso che non sarà mai così partito di cabeza come un artista serio e mai così palloso come un tecnico qualunque

5) La maggior parte delle volte non se la passa malissimo, economicamente... o ha una buona previsione futura... e di 'sti tempi.. [ecco su questa potremmo parlarne.....]

6) Di solito, un architetto è molto impegnato nel suo lavoro. Questa è per le donne o gli uomini che tendono irrimediabilmente a tradire il/la compagno/a [aggiungerei però che l'architetto se sgama il partner a fargli le corna può trasformarsi in qualche mostro mitologico, quindi occhio]

7) Se gli date spago, un architetto può parlare di qualsiasi cosa: dal plancton che scarseggia alla condizione economica nel sud-est asiatico. Fa anche figura portarselo alle feste

8) L'architetto, di solito (la precisazione è d'obbligo), veste piuttosto bene. La dualità artista/tecnico fa sì che non sia mai né troppo elegante né troppo sportivo... con la possibilità però di diventare sia elegantissimo, che sportivissimo, se vuole

9) L'architetto è un po' poeta. Quindi è un romantico. Sa tirare fuori il lato leggiadro da qualsiasi schifezza della natura; e il più delle volte è lui ad aggiungere schifezza alla natura, pensando che sia leggiadria [mai sentite parole più vere]

10) Dio è l'architetto dell'Universo... devo aggiungere altro? [esagerato]

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. architetti

permalink | inviato da ScarletMilk il 14/5/2009 alle 15:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
metabolizzazioni sulle scale
post pubblicato in Personals, il 2 maggio 2009
Credo di aver realizzato di essermi laureato. L'epifania è avvenuta quando mi sono reso conto che dovevo impacchettare le mie cose per portarle da Paolo. E' incredibile la quantità di cose che si accumulano in 5 anni in un buco di pochi metri quadri. Ora solo il minimo indispensabile è nell'appartamento nuovo, mentre tutto il resto ha invaso prepotentemente l'appartamento con vista sui colli (che prima era pressoché vuoto, mentre ora è un puttanaio di minchiate che presto prenderanno la via dell'area di raccolta differenziata).
Durante il trasloco sono saltati fuori veri e propri reperti archeologici, tipo bigliettini del mio ex, bigliettini che ho scritto al mio ex, oggetti provenienti da un passato remotissimo che è poi il liceo, vestiti che mi ero completamente dimenticato di avere (fortunatamente), una quantità enorme di tavole, prove di stampa, disegni (e mi sono profondamente sentito in colpa per tutti quei poveri alberi tagliati solamente per l'ego di qualche professore).
E' strano andarsene da quel palazzo dopo 5 anni, credo proprio che mi mancherà il mio accogliente e minuscolo appartamentino senza vista fuori, senza sole, con la sua moquette polverosa, con lo scarico della cucina perennemente intasato, con la porta del bagno scorrevole e senza serratura. Purtroppo non mi mancherà il coinquilino, che ha deciso di trasferirsi da Paolo con me (a insaputa di Paolo e dell'altro inquilino).
Vabbè, intanto sto annegando tutta questa sensazione tipo "è veramente finita un'era" facendo la spola tra San Lorenzo e Piola, salendo 4 piani di scale con gli scatoloni, ma soprattutto lasciandomi rapire dai parenti (e ricevendo i dovuti regali, che cazzo). A proposito di parenti, sono qua da un giorno e mezzo e non ne posso più. Portatemi un mazzo di chiavi della casa nuova, o una pistola in alternativa.....



permalink | inviato da ScarletMilk il 2/5/2009 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
...ci siamo quasi...
post pubblicato in Personals, il 17 aprile 2009
Sì, ci siamo quasi. Oggi abbiamo quasi finito il modellino, che domani sarà da completare (ovvero capire per quale cazzo di motivo la parete di plexiglass verso il cortile interno non combacia con il tetto e non si incontra con l'altra parete di plexiglass, cosa che comporterà un bel po' di lavoro e forse il ritaglio di altro plexiglass... lo so che l'ho scritta già tre volte la parola plexiglass, ma se qualcuno di voi ha mai passato l'esperienza di tagliarlo allora può capire quanto possa essere ossessivo e soprattutto terrorizzante il pensiero di doverne tagliare ancora).
Abbiamo mandato in stampa la tesi, in versione da consegna per l'ufficio documentazione. Ora credo si trovi a Limbiate, in una rilegatoria, e domani tornerà a Milano e verrà cortesemente consegnata allo sportello.
Domani giornata molto lunga: stampa delle ultime sette tavole, impostazione delle prime tre (ovvero 'giochiamo ad art attack' in versione professional 2.0), risoluzione problema plexiglass, stampa della tesi in versione figa. E poi, forse, finalmente, potrò dormire.
Intanto, prima di aprire autocad e gettarmi nei meandri della gestione immagini, vi allego i ringraziamenti finali. E, perché mi sento buono, qualche foto del modello per la quale si ringrazia sentitamente Matteo.

Le mie prepotenti occhiaie, incuranti della stanchezza e del loro colore tendente al viola, ringraziano la mia famiglia per essermi sempre stata vicina, per essersi fidata di me e delle mie capacità, per avermi sempre sostenuto moralmente. Grazie per tutto, in modo particolare per avermi dato la possibilità di fare sempre le mie scelte autonomamente.


Grazie a mia madre e a mio padre, per tutto ciò che hanno fatto per me. Grazie ai miei nonni paterni, perché credo di averli resi fieri di me. Grazie alla mia nonna materna, che è sempre nei miei ricordi. Grazie alla zia Ernestina, che non può assistere a questo momento che, ne sono certo, sarebbe stato così importante per lei. Grazie alla zia Franca e allo zio Romano, per essersi sempre ricordati di preparare un erbazzone in più da farmi portare a Milano.


Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine e che mi hanno sopportato (lo so che è difficile a volte), soprattutto coloro che hanno dovuto sorbirsi i miei sfoghi e i miei deliri nei momenti peggiori. Non se la prenda nessuno se non viene nominato, non ho la forza di ricordare una vita in poche righe.


In particolare ringrazio Claudia, Ciccipucci, che per 10 anni è stata al mio fianco e con la quale ho condiviso tutto, dal primo sorso di rum al trasferimento a Milano.


Ringrazio Gloria, che nonostante la pianura padana che ci divide (e i suoi innumerevoli spostamenti su e giù per lo stivale) non mi ha mai abbandonato.


Grazie a Laura, ai suoi film e al suo essere così orgogliosa di me in tutto e per tutto.


Grazie a Davide, il mio fisico di fiducia, che c’è anche se non si vede.


Grazie a Guido, lo storico coinquilino, per aver passato ben sei anni della sua vita con me tra alti e bassi. Mi rincresce dirlo, ma temo che un po’ mi mancherai.


Grazie a Giorgia, la mia ‘matricola’ preferita, grazie di tutto, davvero, tu sai di cosa parlo.


Grazie a Elena e a Elisa, che hanno percorso con me un grosso pezzo di vita qua a Milano (e non dimentichiamo le bottiglie di Martini e i tornei di scala quaranta in Sardegna, contesse).


Grazie a Paolo, Stella e Fede, i miei barbari longobardi preferiti. Grazie per essere le persone splendide che siete, grazie per gli ultimi cinque anni e mezzo e per i prossimi cento.


Grazie a tutti quelli che ho conosciuto in questa città e a tutti gli altri architetti scoppiati che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato.


Un ringraziamento sincero ai professori che ci hanno dato questa opportunità e ci hanno seguito fino ad oggi.


Un colossale grazie alla mia compagna in quest’ultima avventura, Marzia, senza la quale sicuramente ora non sarei qui.


E infine grazie a tutti quelli che per stanchezza o per distrazione non ho nominato.



Mattia Villa










permalink | inviato da ScarletMilk il 17/4/2009 alle 2:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
tra funesti segnali e render notturni
post pubblicato in Personals, il 9 aprile 2009
Ieri ero in modellistica, luogo dove ormai vivo da circa tre mesi, e ho scaricato dal mega computer fisso del responsabile il 'modulo 27', che è un coso infinito da leggere con le istruzioni per la consegna degli elaborati di laurea al TeDOC, che sembra il nome di una setta ma in realtà è il servizio di documentazione del Politecnico. A parte le due o tre ore che ci abbiamo messo per trovarlo nei meandri del sito, perché sarebbe troppo semplice mettere il link nell'area 'appelli di laurea' dello spazio personale di ogni studente (quello dove vai per fare qualsiasi cosa, dall'iscrizione all'anno accademico alla consultazione degli esiti degli esami). Vabbè, mentre cercavamo il modulo si è mosso il computer ed è caduta una statuetta. Entra il responsabile e mi fa "Nooooo! Hai fatto cadere COSO (scusate, non ricordo il nome del mostro)!!! Quello è il gormita più potente!!! Tredici anni di sfiga!!!". Alè.
Nel frattempo credo che da qui a venerdì prossimo mi toccherà dormire col pc fisso acceso, perché v-ray ieri ci ha messo tipo quattro ore per farmi una vista dell'ultimo piano. Notare bene: una vista di prova, senza luci artificiali e senza i materiali giusti, giusto per calibrarlo. Alè.



permalink | inviato da ScarletMilk il 9/4/2009 alle 7:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
buone notizie
post pubblicato in Personals, il 1 aprile 2009
Da: segreteria.studenti_xxxxxxxxxxxxxxxx@polimi.it
Oggetto: Conferma domanda di laurea
Data: 01 aprile 2009 10:00:19 GMT+02:00
A: mattia.villa@xxxx.xxxxxx.it




Gentile studente,

con la presente si comunica che la Sua domanda di laurea è stata confermata.

Distinti saluti,
Area Servizi agli Studenti
Servizio Segreterie Studenti




SE E' UNO SCHERZO TIRO GIU' IL POLITECNICO A MADONNE.

Altra good news: ho installato nuovamente Windows nella virtual machine e adesso va pure meglio.



permalink | inviato da ScarletMilk il 1/4/2009 alle 20:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sphyga award
post pubblicato in Personals, il 29 marzo 2009
Questa è per la serie che se la vita non è movimentata non ci si diverte.
Ero a Milano, perché come molti di voi sanno tra 20 giorni mi laureo e devo fare una tonnellata di cose. Ma il mio coinquilino ha deciso che questo weekend era quello giusto per invitare gente a Milano. Proprio questo. Quando io giovedì devo essere in studio da Cerri per le 'prove generali', che sottintendono l'aver già pronte tutte le tavole (leggi: non dormire fino a mercoledì pomeriggio).
Quindi, complice anche un altro problema (chi sa sa, chi non sa non sa), sono tornato a Reggio. Mi son detto 'dai torno a casa, così evito di litigare con Guido, me ne sto tranquillo due giorni che ne ho bisogno, nel frattempo incollo il modellino al 200 e disegno e poi lunedì mattina mi faccio passare a prendere dal coinquilino e torno a Milano col modello'.
Quindi ieri prendo il treno, arrivo a casa, doccia, cena, e mi metto a disegnare.
A un certo punto windows mi dice che alcune minchiate tipo "l'ora di windows" hanno smesso di funzionare. Vabbè, chissene, sto disegnando, se anche cadesse un meteorite passerebbe in secondo piano. Poi windows continua a rompere con 'sta cosa, allora decido che riavvio e vaffanculo. Salvo il disegno. Menu start - Riavvia il sistema. E magia! Non si riavvia più. Quand'è che faranno una cazzo di versione di AutoCAD per Mac, quelle teste di cazzo??? E per fortuna che ho il mac, perché pare che l'errore verificatosi comporti la re-installazione di TUTTO, con conseguente cancellazione dei dati, comprese le tavole per la tesi. Grazie al cielo non ho perso nulla, a parte il tempo. Ora che faccio fino a domani mattina?



permalink | inviato da ScarletMilk il 29/3/2009 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre       
tag cloud
links
calendario
cerca