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Autobiografia tragicomica
vacca boia maiala
post pubblicato in Politics, il 15 ottobre 2009
Ma cazzo.
Ora. Per chi non mi conosce. Pensate un po' a come parla Bersani e leggetela così (non che mi stia particolarmente simpatico, ma l'accento più o meno è quello).
Dicevo.

Ma cazzo.
Ma io vorrei sapere una cosa. Arrivo a casa e apro il computer. E sento di due nuove aggressioni. Una a Roma e una a Napoli, contro persone che mica fan niente di male se non vivere la propria vita. Allora te sei lì, stai passeggiando, ti stai facendo i cazzi tuoi. Sbuca fuori un coglione che ti punta il coltello ai maroni e ti offende. Ma mica perché te lo meriti, ti offende perché sei come sei.
Che poi io vorrei sapere, a 'sti deficienti qua, cosa gliene frega a loro di quel che faccio io a casa mia.
Allora uno è lì che passeggia e gli puntano il coltello e mica lo derubano. Gli dicono che è un busone. Ma saran ben cazzi miei se son busone, no?
Ecco allora. Ma zio bél, poi uno si demoralizza perché non si può più farsi i cazzi propri, no? E poi ci pensa su un minuto e gli viene in mente che c'era una discussione su una legge per punire chi si metteva a puntare coltelli ai maroni della gente solo perché li usava in maniera diversa. E invece? E invece una mazza. Perché salta fuori l'invornita di turno che si mette a dire cazzate e poi vota contro. Oh ma cazzo, io sarò pur busone, ma mica vado dalla Binetti a farla diventare busona anche lei. E allora porco mondo boia, che cazzo ci sta a fare quell'altra lì? Ma zio scandiano, ma se una rema contro... REMA CONTRO! Oh, ma lo vuoi capire Franceschini che quella lì rompe i maroni e basta? Che lo sapevi, te l'aveva detto anche lei che portava il cilicio vacca boia, allora i miei maroni saran ben liberi di andare in giro senza che salti fuori qualche cretino che me li vuol tagliare, che tanto la Binetti non dice niente anzi magari è contenta. Fuori dalle balle! Che non è mica solo una fola da fascisti, questa qua, è una roba da intolleranti. E se una disgraziata come quella lì poi gli dà degli appigli, poi quelli li usano, stan mica lì a dire che non li usano perché le ha dette una del PD. 
Oh là. Mi son sfogato.

(e ringraziate il cielo che non mi piace scrivere come veramente si parla da queste parti, che altrimenti non erano solo quattro righe sgrammaticate e un po' sconnesse, ma erano quaranta righe. Di cui quattro sgrammaticate e un po' sconnesse e trentasei di madonne)

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permalink | inviato da ScarletMilk il 15/10/2009 alle 19:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
epifanie retoriche
post pubblicato in Politics, il 12 ottobre 2009
Ma secondo voi è più grave l'omicidio di un gay single o di un padre di famiglia?
L'inquietante interrogativo arriva da Renato Farina, un uomo un perché, che scrive sul Giornale berlusconiano a proposito dei fischi al ministro Carfagna, assente alla manifestazione anti omofobia.
Non è il caso di dilungarsi sulla salute mentale di chi ha posto il quesito, la risposta sarebbe estrapolabile da un qualsiasi Bignami di psicologia. O da un generatore di insulti di quelli che facevamo col Pascal Turbo durante le ore di informatica al liceo.

Ma, nonostante lo schifo che mi sale davanti a cazzate del genere, leggo tutto. E ho una epifania.
Ho scoperto il segreto per dire tutte le schifezze immonde che si vuole.
Basta anteporre alla schifezza la premessa fondamentale della presa di distanza in ogni caso, per poi proporre al lettore due versioni della schifezza. Come nei test psicologici, tra i due mali scegli il minore. Un po' come andare a votare, del resto.

Ecco quindi che io dico una frase a caso per dimostrare che posso sostenere la più assurda delle tesi fingendo di non sostenerla.
Mettiamo che io sia un allevatore di bovini e che tragga profitto dall'allevarli nel minor spazio possibile. Ecco che potrei dire qualcosa del genere:
Certamente l'allevamento intensivo dei bovini è inaccettabile dal punto di vista sanitario e dal punto di vista delle condizioni anche psicologiche dell'animale, ma di fronte al caso estremo è meglio una mucca malconcia in una gabbia o una famiglia in gita che sbanda perché si trova una mucca sulla strada?
Viene da sè che si preferisce la mucca malconcia alla strage stradale.

Con questa tecnica si possono dire le più enormi boiate senza subire le adeguate e proporzionali conseguenze. Mi sa che la userò spesso per convincere la gente a fare ciò che voglio. Magari aggiungendo qualche gattino che muore o qualche cagnolino abbandonato. E un po' di gnocca che non guasta mai.
Come dite?
Ah, lo fa già Studio Aperto? E anche il TG2? E il TG1? E il TG5?
Vabbè fa niente, sarà per la prossima intuizione geniale.

[per la cronaca, ma anche per favorire la naturale regolarità, l'articolo è qui]
primi giorni dopo il quarto di secolo, tra pioggia e fascisti informatici
post pubblicato in Politics, il 31 agosto 2009
Il mio primo giorno del mio secondo quarto di secolo (ovvero ieri) ho ricevuto il mio terzo regalo di compleanno: una giornata grigia e piovosa, autunnale, che per un po' ha allentato la morsa di caldo che mi torturava da due mesi. Per la cronaca, gli altri due regali sono stati un libro da parte della Kla e un oggetto meravigliosamente utile quanto impensabile da parte della Gio, ovvero un cuscinetto imbottito di palline di polistirolo con attaccato un piano a mezzaluna per poterci appoggiare il mac senza friggersi le gambe.
Il mio secondo giorno del mio secondo quarto di secolo (di conseguenza oggi) ho ricevuto il quarto regalo di compleanno: gli esiti degli esami del sangue (ovviamente perfetti, sennò che cazzo di regalo era). Inoltre mi sono auto-regalato un paio di cosine simpatiche per il mio mac, tipo 4GB di ram, l'upgrade a snow-leopard e (finalmente) una delle mie droghe preferite, simcity, in versione per mac.
Ora che il secondo giorno del mio secondo quarto di secolo volge al termine, mi trovo a cazzeggiare su internet in attesa dello slancio necessario per farmi la doccia, cosa di cui effettivamente ho bisogno. E mentre attendo che tale slancio si manifesti cazzeggio in facebook e trovo un test interessante. Si chiama "Quanto sei fascista?", e non riesco a trattenermi. Lo faccio, rispondo a tutte le domande diligentemente e aspetto il risultato. "Fascista al 101%, forse anche di più".
Ora, prima che vi spaventiate, tengo a precisare che delle venti domande circa diciannove erano di carattere storico generale, tipo dove fu esposto il cadavere di Mussolini, chi era la sua compagna, quando fu la marcia su Roma e cose così. Più una, forse due domande, in cui si discostava dalla nozionistica storica. Domanda mia personale: quanti di quelli che si ritengono veramente fascisti (gli amichetti del creatore del test per intenderci) avrebbero saputo rispondere? No perché vista la cultura media......
Ma la domanda fondamentale è: quel deficiente che ha fatto il test crede che essere fascista significhi sapere ciò che ogni italiano dovrebbe sapere? Non per altro, ma perché a me l'hanno insegnato a scuola. Con un filo di vergogna il professore ci insegnava che il nostro paese a un certo punto è diventato una dittatura che ha fatto scuola, che si è alleato con un pazzo sanguinario pervertito e chi più ne ha più ne metta, che ha promulgato le leggi razziali, che ha mandato al confino gli oppositori dopo avergli fatto una cura a base di olio di ricino e manganelli...
Inoltre, una volta finito il test mi aspettavo che mi si chiedesse tramite l'apposita finestrella se volessi o meno pubblicare il risultato sul mio profilo. E invece niente.
Cioè, su facebook esistono coglioni patentati che fanno i fascisti per gioco, ma lo fanno in incognito. Uno psicologo potrebbe lavorarci su per un bel po' e trarre le sue conclusioni.
Io, che non sono psicologo, traggo le mie: in questo paese di merda essere fascisti è diventato di moda. Speriamo che l'anno prossimo vada il fucsia.



permalink | inviato da ScarletMilk il 31/8/2009 alle 23:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
la ministra tace
post pubblicato in Politics, il 29 agosto 2009
Prima il signor Svastichella fa quel che fa, e ciò che ne consegue è il relativo arresto del gentiluomo e qualche parola di solidarietà dal Sindaco di Roma. Ma il gentiluomo in questione accusa la coppia che ha aggredito di aver commesso atti osceni, scatenando così la sua reazione di fronte a simili sconcezze (perbacco!).
Poi c'è il caso di Rimini, ma di questo se ne parla poco perché non fa audience.
Adesso salta fuori che una coppia gay di Caserta viene minacciata dai vicini, che li vogliono cacciare.
Infine mi vengono in mente un paio di cose, di quando stavo a Milano e leggevo la sezione locale dei giornali. Ricordo della chiusura della libreria Babele, in seguito a qualche disagio finanziario, con i commenti compiaciuti dei proprietari dello stabile (contentissimi di liberarsi di una tale spina nel fianco.. pensate un po', una libreria gay!) - ma pare che abbia riaperto altrove. E poi ricordo anche di aver letto della chiusura di un club per soli uomini, ma non ricordo il nome. Cercherò nella rete. Però mi ricordo che tale locale era stato chiuso in seguito alle ripetute lamentele di un residente nel palazzo, che chiamava in continuazione le forze dell'ordine (espressione che odio, ma non ricordo se c'entrassero i Carabinieri o la Guardia di Finanza). E che le forze dell'ordine in questione alla fine avessero chiuso il locale con la scusa di atti osceni in luogo pubblico, mettendo in campo il sistema di tesseramento dell'arcigay.
Ah, ricordo solo ora mentre scrivo. C'era stata anche la chiusura temporanea dello storico Lelephant, in seguito ad una retata e conseguente annotazione dei nomi dei frequentanti.
E l'aggressione a Brera, in pieno centro.

Non credo si possa parlare di "emergenza omofobia", ma se il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, con rispetto parlando, non si degna neanche di aprir bocca... beh non stupiamoci se l'ondata di omofobia arriva davvero, supportata da certi sostenitori della lega (vedi la telefonata a Radio Padania), della destra estrema e, last but not least, del centro cattolico e del PD (che non si esprime, as usual).


Aggiornamento: ho trovato l'articolo sul locale in questione, è a questo link, che per oscuri motivi non riesco ad inserire in un collegamento ipertestuale.... http://www.arcigay.it/milano-chiuso-dalla-polizia-locale-arcigay

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permalink | inviato da ScarletMilk il 29/8/2009 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
chiacchiere in sala d'attesa
post pubblicato in Politics, il 24 agosto 2009
Stamattina sono andato dalla dottoressa per farmi fare la carta per gli esami del sangue, che ogni tanto fan mica male, e per fare incetta di ricette su ordine di Nonno e Nonna, che ormai pare si nutrano a pillole.
In ogni caso, entro nella sala d'aspetto e chiedo quando sarebbe stato il mio turno, per poi sedermi su una sedia a leggere un libro molto bello, ma veramente molto bello.
Nonostante l'ora però, in sala d'attesa si ciacolava amabilmente di questo e di quello, di cosa farà la Clerici e di cosa farà non-ho-capito-chi. Al mio fianco una maestra elementare, di fronte a me una liceale (con un terribile smalto verde fluo, in condivisione con la madre - evidentemente scriteriata).
Allora scatta la domanda della loquace maestra: "quest'anno quando cominciate?"
E la ragazza risponde che non si sa, che ci sono un po' di casini con la riforma, che devono accorpare le classi, eccetera eccetera. Il solito bordello da riforma della scuola Gelmini's Style.
Poi la maestra comincia a parlare di una cosa, che io non sapevo affatto e che mi è parsa un'enormità (premetto che la maestra in questione non mi è sembrata un'aquila o una volpe in generale, ma trattandosi del suo stesso lavoro tendo a fidarmi... se potete smentire però vi prego di farlo).
Praticamente l'allegra donzella diceva che sono stati dati degli incentivi agli studenti che decidevano di passare dalla scuola pubblica a quella privata. Cioè. A dire della maestra il Governo ha PAGATO studenti per passare al sistema Privato, gli ha fatto lo sconto sulla retta (e si sa che il figlio dell'operaio il privato non se lo può permettere neanche con gli incentivi).

Vi prego, ditemi che ho capito male. O che ha capito male la maestra elementare. O che è una stronzata. Accusatemi di essermela inventata per screditare il governo.
Basta che smentite.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 24/8/2009 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
prede e predatori
post pubblicato in Politics, il 23 agosto 2009
Non amo scrivere di fatti di cronaca. Non mi piace perché questo blog non è nato per dare notizie (in realtà non so bene neanche io per quale motivo sia nato). E cerco di evitare se possibile riferimenti a fatti di cronaca, a parte qualche eccezione.
Questo post nasce da una riflessione che mi frulla in testa da un bel po' di tempo, ma che oggi si concretizza sotto forma di parole in seguito alla cosiddetta "goccia che fa traboccare il vaso". Ovvero la notizia dell'aggressione di stanotte. Se non sapete nulla cercate sui quotidiani nazionali dove vedete scritto "gay aggrediti" o qualcosa del genere. Probabilmente lo troverete tra le notizie secondarie, dopo fatti ritenuti più importanti. Sicuramente esistono fatti da ritenere più importanti. Un'aggressione tra mille, che vuoi che sia.
Non è un'aggressione tra mille.
Si tratta di un grave episodio di discriminazione. Che sia stato commesso da un pregiudicato o da un bravo padre di famiglia, la cosa non è rilevante. Ma è rilevante il fatto che due persone sono state picchiate e ferite a causa delle loro preferenze sessuali. Anzi, non è rilevante. Di più.
E ancora più rilevante, a mio parere, è la reazione dei presenti riportata dalle testimonianze. Nessuna reazione. Risate dai "compari" dell'aggressore e l'invito ad andarsene da parte del proprietario del gabbiotto dei panini, un soccorritore lasciato solo e una quantità di persone a far niente.
Questo far niente è il vero problema. Il fatto che ogni giorno, un po' alla volta, ci viene tolta un po' di libertà, e che non ce ne accorgiamo. Anzi, presi da una specie di sindrome di Stoccolma adoriamo il nostro aguzzino. Ma l'aguzzino non ha responsabilità, fa quello per cui è nato. Le vittime invece no.
Nell'ordine naturale delle cose il predatore caccia la preda, ed è nella sua natura. Ma nella natura della preda sta l'istinto di conservazione, lo scappare, il reagire.
Noi siamo animali, in quanto esseri umani. Ma, in quanto esseri umani, siamo animali dotati di intelletto, in grado di discernere il bene dal male. Di solito, almeno.
Mi guardo intorno e vedo persone che non sono in grado di capire. Non ci riescono. Pensano ai fatti propri, il loro sguardo non va al di là della loro sfera strettamente privata e non comprendono le potenziali conseguenze del loro disinteresse. L'antilope bruca l'erba nella savana. Quando il leone arriva, l'antilope smette di mangiare e scappa. Se poi il leone è più veloce, sono cazzi dell'antilope, ma se si accorge per tempo del pericolo riesce a sfuggire al predatore. Se il leone uccide l'antilope non è certamente colpa del leone, che non sta facendo altro che il suo dovere.

Oggi in Italia siamo messi così: la maggior parte della popolazione è come una preda sorda, cieca e muta. Non si accorge del pericolo. Il predatore, che di natura è quello che è, non può far altro che approfittarsi della situazione. Sarebbe un idiota, no?
Non è colpa dei governanti, dei mafiosi, dei delinquenti. Loro sono così. Sono delinquenti. Che devono fare a parte delinquere?
Siamo noi, che non reagiamo e non ci accorgiamo di un cazzo.

Ci stanno togliendo la libertà di stampa. Nessuno fiata.
Ci stanno imponendo una religione di Stato. Nessuno fiata.
Ci stanno facendo il lavaggio del cervello. Nessuno fiata.
E quei pochi che fiatano vengono sentiti solo dalle persone che hanno orecchie per sentire, perché il più delle volte un lamento cade nel vuoto più totale.
Ecco perché, a mio avviso, è colpa degli italiani se stiamo messi così. Perché gli italiani non si incazzano. E mi ci metto anche io in questa categoria, non sono meno italiano di altri.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 23/8/2009 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
letture
post pubblicato in Politics, il 19 agosto 2009
Ho finalmente trovato il tempo per leggere un libro che avrei voluto leggere un bel po' di tempo fa, Uomini che odiano le donne. Ma tra una cosa e l'altra, negli ultimi due anni non ho avuto modo di leggere nulla che non concernesse la mia tesi, per cui ora ho una lista decisamente troppo lunga di libri arretrati. Ho iniziato con "Stupori e tremori", di Amelie Nothomb. E poi al giallo di Larsson.
Per chi non l'ha letto: è una bella storia ben strutturata, che abbatte alcune immagini eccessivamente positive che noi terroni abbiamo della "perfetta" Svezia, ma che allo stesso tempo ci fa capire quanto siamo terroni (ed è questa la parte importante, che siamo buoni tutti a dire che anche loro hanno le loro magagne per giustificare le nostre).
Ad esempio, da quello che si può comprendere del paese scandinavo in questione, in Svezia un giornalista che dice la verità è semplicemente un giornalista e non un terrorista al servizio dei detrattori del personaggio di cui si discute. In Svezia Marco Travaglio sarebbe un giornalista molto bravo, non un controverso personaggio che si occupa di farsi i cazzi altrui andando a ficcare il naso in vicende giudiziarie che riguardano la vita politica del Paese. In Svezia Tanzi sarebbe andato in galera e avrebbero buttato via la chiave. Idem per Cragnotti e i furbetti del quartiere. Per non parlare dei politici. Posto che in Svezia un finanziere, editore e proprietario di tre televisioni, non si sarebbe mai e poi mai permesso di candidarsi alla Presidenza del Consiglio, qualora fosse accaduto sarebbe stato certamente oggetto di qualsivoglia analisi, minuziosa indagine e ficcanasaggio nei suoi affari "privati", dal momento che ormai di privato non avrebbero proprio nulla.

In Italia invece un personaggio controverso con un passato nebuloso fatto di ipotetici (ma mica tanto) contatti con la criminalità organizzata, proprietario di un'importante arma di deviazione del pensiero di massa nonché grande editore e comico a tempo perso, è diventato Presidente del Consiglio. E si lamenta se salta fuori che fa festini con minorenni, se trapelano informazioni dettagliate sulle sue perversioni varie. E si permette pure di minacciare chi tali informazioni le lascia trapelare, facendole diventare di dominio pubblico. Non solo, pretende pure di avere ragione e giustifica le sue orge come "semplici festini innocenti" criticando i vescovi, che fino a poco fa gli si inchinavano davanti - se pur con intenzioni differenti rispetto a quelle delle sue protette - anche per merito della sua politica clericale filocattolica.
E non lui solamente, ma buona parte della politica italiana si comporta allo stesso modo. C'è chi va a transessuali e poi in Parlamento vota da buon cattolico. C'è chi annuncia opposizione a leggi vergogna e poi quando è il suo turno (miracolosamente) di governare non fa nulla in proposito.
Ce n'è insomma per tutti i gusti. Chi più ne ha più ne metta.
La cosa che sconvolge non è tanto questa cronaca rosa sconcertante, ma l'atteggiamento degli italiani. I quali ingenuamente continuano a sorbirsi pacificamente e passivamente i tormentoni estivi del TG1 quando dice che bisogna bere molta acqua.
Intanto non si accorgono che negli ultimi giorni il governo ha chiaramente espresso la sua fede di Stato attraverso il Ministro Gelmini, nello scontro Governo/Chiesa - Magistratura sui docenti di religione.
Credo sia chiaro come il mio pensiero sia favorevole alla decisione del Tar del Lazio, ma è meglio scriverlo onde evitare fraintendimenti.
Perché un professore di una materia FACOLTATIVA, che non ha avuto accesso alle scuole tramite gavette e concorsi ma tramite nomina vescovile, che viene pagato più degli altri facendo un mestiere sicuramente meno pesante, dovrebbe entrare nel merito del voto finale di uno studente mentre non nel merito del voto finale di un altro?
Spiegatemelo e dimostratemi che non è discriminazione.
pettegolezzi tra seitan e tofu
post pubblicato in Politics, il 15 luglio 2009
Lavorando in uno studio di ecoprogettazione si imparano tante cose. Non prettamente architettoniche, ma di tutto un po'. Anche perché per progettare un edificio ecologico bastano pochi accorgimenti (oltre ad ispessire il muro perimetrale e utilizzando materiali diversi dal cemento armato).
Ad esempio si imparano molte cose sulla cucina giapponese, tipo come si fa il seitan o il processo per fare il tofu con la parte nociva del sale. Oppure si imparano usi e costumi alternativi di comunità che scelgono una vita differente dalla vita che noi viviamo (sì, anche voi che adesso siete davanti a un computer per leggere le minchiate che scrivo). Si impara che il mondo del lavoro è molta fuffa e poca sostanza, molto più di ciò che ci si aspetterebbe. Soprattutto quando si parla di un concorso.
E in tutto ciò, tra una dissertazione tra le proprietà delle alghe e le doti curative dello zolfo, si spettegola. Perché no. In un ambiente in cui convivono una hippy architetto e professoressa al Politecnico, una dottoranda italiana, una dottoranda brasiliana, un professionista momentaneamente disoccupato, un tirocinante rasta che si è trasferito a casa nostra per l'occasione e un neolaureato... beh diciamo che l'argomento principale del pettegolezzo è il Politecnico stesso.
E fa molta paura quando la professoressa ti dice che il preside di facoltà ha dichiarato che in Bovisa di architettura sostenibile se ne parla poco, e che bisognerebbe parlarne ancora meno. Fa decisamente molta paura.
Soprattutto se si pensa che la Bovisa non è la facoltà di architettura di un piccolo paese sperduto tra le lande cinesi, bensì una considerevole parte di un eminente istituto universitario con sede in una delle principali città europee.
Ecco come stiamo messi. La ricetta per il futuro? Chiudere gli occhi e far finta che nulla sia, pensando che l'Italia sia sempre stata e sempre sarà come la Firenze del Rinascimento. Senza accorgersi che mentre noi siamo nel XV secolo le lande cinesi sono entrate nel XXI.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 15/7/2009 alle 0:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
I ain't afraid of your Jesus, but I'm afraid of what you do in the name of your God
post pubblicato in Politics, il 19 marzo 2009
Questa l'avevo persa, perché non mi sto informando tantissimo ultimamente. La notizia è apparsa su Repubblica e sul Corriere, l'unica testata che l'ha richiamata in prima pagina è stata Repubblica. Ovviamente non si è detto nulla ai tg principali e credo neanche in quelli secondari.

Praticamente.
Un vescovo o cardinale brasiliano ha scomunicato due medici che hanno praticato un aborto. E fin qua nulla di nuovo, se non fosse che l'aborto è stato praticato su una bambina di nove anni che veniva regolarmente violentata dal patrigno da tre anni e che per questo era rimasta incinta di due gemelli.
Si trattava di una questione di vita o di morte: il fisico di una bambina di nove anni non è in grado di sopportare la gravidanza, due gemelli per giunta. Sarebbe morta partorendo e sicuramente ne avrebbero risentito anche i neonati. L'aborto è stato praticato al quarto mese, perché la bambina non si era accorta di essere incinta (e come potrebbe una bambina di nove anni?) finché non si è sentita male e la madre, ignara di tutto, l'ha portata all'ospedale.

Vale davvero la pena di essere cattolici? Vale davvero la pena di essere rappresentati da gente che fa cose del genere? Da gente che va in Africa a dire di non mettere il preservativo? Da gente che riabilita vescovi nazisti? Da gente che nasconde i pedofili ma condanna una scopata fuori dal matrimonio?

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permalink | inviato da ScarletMilk il 19/3/2009 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sanremo è sanremo
post pubblicato in Politics, il 16 febbraio 2009
Ok lo ammetto, non ho resistito... ero su facebook quando Grillini ha pubblicato un link a un suo articolo sul testo della canzone di Povia. E ho letto il testo, mentre aspettavo che la centrifuga finisse di provocare terremoti domestici.
La storia solita, madre troppo presente, padre assente, un divorzio alle spalle che cancella il padre e rende la madre alcolizzata, Luca che esce con gli uomini per non tradire la madre, ma alla fine incontra una ragazza e si innamora, perdona il padre e la madre e diventa "normale" davvero, alla maniera di Freud (secondo lui). Alla fine dice, con un esempio di paraculismo eccelso, che quella è la storia di Luca e nient'altro, nessuna malattia, nessuna guarigione.
Ora mi chiedo: se l'intento di Povia, dopo quella dei bambini e dei piccioni, era raccontare la storia di Luca. Perché non si racconta una storia gratuitamente, soprattutto quando si è coscienti di avere un certo seguito, di essere il primo della lista nelle suonerie scaricabili del cellulare. Perché va bene, questa è la storia di Luca, ma è talmente infarcita di luoghi comuni riguardanti l'omosessualità che non mi sembra casuale.
Quindi, Povia, se vuoi farti pubblicità gratis ci stai riuscendo alla grande, direi che hai già vinto Sanremo (e sto scrivendo di te solo perché tanto ormai la faccenda è così sputtanata che non saranno queste quattro righe a farti guadagnare due euro in più o in meno). Se invece vuoi mettere sotto ai riflettori un tema... beh Sanremo non è il palcoscenico ideale, tra fiori e benpensanti, canzoni politicamente corrette e armonie classicheggianti. Come i Placebo, anni fa, quando fracassarono una chitarra in diretta sbagliarono. C'è un luogo per provocare e un luogo per raccontarsela tra neuroni clonati. Indovina che luogo è Sanremo?
A conclusione di tutto ciò:
- Sanremo è una boiata, ma farà comunque record di ascolti perché Sanremo è Sanremo e l'Italia è l'Italia.
- Se si canta di froci bisogna cantarne benissimo (vedi la Tatangelo) o sottilmente male (vedi Povia) perché tutto deve essere in perfetto stile Rai anni 60.
Rimpiango la Carrà che dava scandalo mostrando l'ombelico!
non ho capito
post pubblicato in Politics, il 12 febbraio 2009
Scusate ma io non ho capito... ho visto Annozero stasera e si parlava della Englaro, ma soprattutto della legge sul testamento biologico. Non ho capito se faranno una legge che mi permetterà di rifiutare un sondino nella pancia. Prima fanno il decreto di quattro righe per "salvare" Eluana, poi stasera Formigoni se ne esce dicendo che l'iter sarà lungo e complicato perché bisognerà sentire pareri di medici e esperti... ma non bastavano le quattro righe fino a ieri? Mah...



permalink | inviato da ScarletMilk il 12/2/2009 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ufficialmente regime
post pubblicato in Politics, il 8 febbraio 2009
Ok ci siamo, è giunto il momento. Stiamo assistendo a un momento storico senza pari: il colpo di Stato di Silvio. Dopo aver detto che Eluana può avere figli, che è ancora attraente, adesso sfida il suo diretto superiore, il Presidente della Repubblica, accusandolo di difendere una Costituzione sovietica. Avevo un po' il sospetto che De Gasperi fosse un po' comunista, ora ne ho la certezza. E gli americani ci hanno dato gli aiuti col Piano Marshall proprio perché la nostra era una costituzione sovietica, un po' come combattere il nemico dall'interno. Tutto ciò non ha senso, anche perché si sta usando una storia che dovrebbe commuovere e far provare pietas. L'obiettivo finale è ovvio: riscrivere la Costituzione a uso e consumo del Premier e dei suoi amici (tra cui anche i pagliacci della cosiddetta opposizione). Eluana è morta tempo fa e ci sono ben sette (non una, sette) sentenze che ne autorizzano la "morte" (tra virgolette, perché morta lo è già). I cattolici e il Vaticano plaudono al tentativo di Berlusconi di tenerla in vita, come se a Berlusconi gliene fregasse qualcosa di Eluana. A Berlusconi interessa rifare l'Italia a modo suo, e se ha bisogno del sostegno del clero e dei bigotti non si fa scrupoli a farsi garante del rispetto per la vita che viene tanto sbandierato dagli integralisti. Quello del Governo non è rispetto per la vita, non ha nulla a che vedere con quello che dicono i preti (che per quanto non condivisibile è un'opinione che va tenuta in considerazione - non però imposta). Questo non lo dico a me stesso o a chi la pensa come me, lo dico ai cattolici. Aprite gli occhi, guardatevi intorno, comprendete che non è Silvio il vostro messia, ma sarà il vostro (e nostro) carnefice. Il vero assassinio di Stato che si sta mettendo in atto non è la morte di Eluana. Ma la morte dello Stato Italiano così come lo conosciamo.
A questo punto, disgustato da questa necrofilia governativa e coprofagia popolana, non so se comprare un fucile e iniziare la Rivoluzione o prendere le mie cose e salire su un aereo.
no comment
post pubblicato in Politics, il 25 gennaio 2009
Non sono il tipo di persona che augura la morte alla gente, ma stasera un bell'augurio di una morte atroce, possibilmente a seguito di uno stupro, non gliela toglie nessuno.



permalink | inviato da ScarletMilk il 25/1/2009 alle 21:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
senza il pepe al culo non ci si attiva
post pubblicato in Politics, il 19 gennaio 2009
Weekend all'insegna del nulla. Avete presente quando dovreste fare milioni di cose, leggere milioni di libri, scrivere milioni di righe, ma l'unica cosa che riuscite a fare è vegetare? Ecco, questo weekend l'ho passato così. Vegetando. Sarà stata la presenza inusuale del coinquilino, che disturba il mio ritmo lavorativo. Quando sono in casa da solo le cose le faccio, se c'è lui ho come una specie di blocco (tralasciando il fatto che monopolizza la casa e che, dovendo disegnare, ha tenuto accesa la tv o la radio per tutto il fine settimana impedendomi anche di pensare a un incipit per la tesi, qualora avessi anche avuto voglia di farlo). Ma quisquilie, la nuda e cruda verità è che non ce la potevo fare. Ecco quindi che ho praticamente svuotato l'hard disk esterno (d'ora in poi noto come "lo stronzo vibrante") prima che mi abbandoni. Sì perché lo stronzo vibrante sta per tirare le cuoia, lo sento, ma essendo stronzo sta aspettando di trovarmi impreparato per poter cancellare dalla mia vita alcuni file vitali. Ma più di tanto danno non potrà arrecare, avendo io masterizzato tutto ciò che concerne l'università, la musica, le fotografie, i film e i telefilm. E adesso fottiti, stronzo vibrante, cancella pure. Così ho un pretesto per buttarti nel Naviglio la prossima volta che vado al giapponese.

Ma in questo mio vegetare, oltre a masterizzare, ho navigato un po' per internet guardando spezzoni dei Griffin, leggendo blog, curando la mia immagine sui siti froci. E ho implementato la mia conoscenza dei network froci, italiani ed esteri.
La prima cosa che salta all'occhio è come siano tutti uguali. Ogni network finocchio è lì a scrivere di come siamo bistrattati, di come siamo poco considerati, di come gli altri siano tutti omofobi. La cosa che mi ha lasciato un po' perplesso è che anche i network di paesi come la Spagna, l'Inghilterra o il Canada scrivano cose del genere. Forse perché noialtri amiamo essere al centro dell'attenzione, per cui cerchiamo ogni pretesto per catturarla.
Ad esempio, le notizie più in voga nei principali network gay italiani sono le dichiarazioni sui calciatori (ma quelle sempre, che si parli o meno di gay), e Povia.
Ora. Povia mi sta sulle palle, lui e i bambini che fanno OOOH e i piccioni. Ma Povia canterà una canzone di cui al momento si sa solo il titolo, che sarebbe "Luca era gay". E anche sapendo che Povia non è un attivista dei circoli LGBT (l'ordine è giusto? no perché qua lo cambiano ogni tre giorni), non mi pare il caso di montare tutta una questione etica con tanto di tribunale della Gaya Inquisizione. Prima si ascolta la canzone, poi lo si smerda. Non gli si fa pubblicità gratis, che poi finisce come coi bambini e coi piccioni, un fenomeno da suoneria del cellulare (a proposito, l'altro giorno in università c'era uno che si vantava di avere la suoneria del gattino Virgola, vedete un po' voi come siamo messi).
Insomma.
Ci stiamo annoiando?
Sì, ci stiamo annoiando.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 19/1/2009 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
con un poco di zucchero la pillola va giù, tutto brillerà di più
post pubblicato in Politics, il 6 dicembre 2008
Dunque dunque, sono qua in modalità scazzo. Dovrei fare un milione di cose ma non sono concentrato abbastanza, quindi navigo. Cosa scopro navigando? Beh, tante cose.
Per prima cosa trovo un libro da comprare, si chiama "Piano B 3.0" e parla di robe catastrofiste ambientaliste bastiancontrariste. Per cui lo comprerò, tanto per indagare sulla smania di autodistruzione dell'umanità. Smania di autodistruzione, corsa verso la fine, soprattutto qua, nello stivale firmato Gucci ma made in China. Sì perché è da un po' che voglio scriverne, ma non ne ho ancora avuto occasione. Eccola.

Dunque, tra un aumento dell'IVA a Sky, la Porno-Tax e la Social Card (a proposito: http://www.altroconsumo.it/cittadini-e-pubblica-amministrazione/social-card-chi-ci-guadagna-davvero-s227263.htm leggete e meditate) le misure anticrisi del governo tanto scodinzolate dall'UE (a sentire il tg, ma a sentire altri canali non mi pare proprio) e fatte sotto il vessillo del "lo voleva fare anche Prodi" (ma non lo odiavano il mortadella?)... 

...ok ho divagato.
Dicevo. Tra le varie misure anticrisi mi balza all'occhio allenato e alla mente plagiata da cinque anni di facoltà di Architettura la questione dei rimborsi per l'introduzione di pannelli solari/cappotti/serramenti con doppi vetri... insomma, l'adeguamento dell'abitazione a canoni di risparmio energetico.
Sì perché la legge del 2006 prevedeva di portare entro tre anni il patrimonio edilizio in classe A o B (dipende se ristrutturazione/nuova costruzione.. insomma poi sapete come sono le leggi, non ci si capisce mai un cazzo, ma la cosa importante era il rimborso, per spingere i cittadini a mettersi a posto la casa a metà prezzo). Per portare il patrimonio edilizio in una classe di efficienza più alta bisogna fare in modo che la casa consumi meno, ovvero che serva meno energia per riscaldare/raffreddare. Ovvero bisogna mettere un bel cappotto, oppure inserire pannelli solari e/o fotovoltaici. No, non basta spegnere la caldaia.

Orbene, se tu cittadino che fai la raccolta differenziata perché hai la speranza che qualcosa effettivamente venga riciclato. Se tu cittadino compri le lampadine a risparmio e chissenefrega se ci mettono un po' a far luce. Se tu cittadino spegni il led del televisore (ma io mi chiedo, ci vuole tanto a farne uno senza quel cazzo di led?). Se tu cittadino hai cambiato l'home page da google a blackr.it perché è bio. Insomma, se tu cittadino che un pochino ti vuoi impegnare a non immerdare l'ambiente, hai da parte due soldi e dici "veh che già che devo cambiare la caldaia ci metto su i pannelli, tanto lo Stato mi rimborsa la metà e poi spendo meno in gas e luce" da oggi potrai entrare anche tu a far parte dei cittadini chiavati. Perché non te li danno più. No.

E la cosa divertente sai qual è? Che per metter su i pannelli solari magari hai chiesto un prestito in banca, ma visto che i pannelli solari aumentano il valore del tuo immobile la Social Card (che comunque è una montatura, vedi articolo linkato sopra) col cazzo che te la danno!
buoni consigli da un padre amorevole
post pubblicato in Politics, il 12 novembre 2008



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un ringraziamento
post pubblicato in Politics, il 5 novembre 2008
Vorrei ringraziare personalmente il popolo americano per avermi fatto comprendere a pieno il senso della parola Democrazia. Grazie.
E speriamo che ora lo comprendano anche gli italiani (e gli europei).

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tutto secondo i piani
post pubblicato in Politics, il 29 ottobre 2008
Rumore di protesta, studenti in piazza che gridano la loro indignazione, professori che scioperano. Tutto secondo i piani di Cossiga. Presto disponibili nelle farmacie i kit di automedicazione, da utilizzare esclusivamente su ferite da manganello. Ma non troppo presto però, prima bisogna aspettare che i blocchi delle metropolitane e delle strade esasperi i cittadini. Poi si devono infiltrare agenti in incognito per aizzare gli studenti. Poi si troverà il modo di far scoppiare dei disordini gravi. E infine si ucciderà tutto con una bella manganellata sulla testa. E se per caso partisse qualche colpo... beh, si scriverà una lettera alla Bayer in cui ci si scuserà per il cliente mancato.
Il futuro già io non ce l'ho. Lo stanno rubando ai miei figli.

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lettera del rettore a tutti gli studenti del politecnico
post pubblicato in Politics, il 28 ottobre 2008

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

 

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.

In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

 

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto 2008 sono le seguenti:

    • una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
    • la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
    • la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.  

 

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell'OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

 

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati,  chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma  dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

 

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili,  proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza l'immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

 

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni 

E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.

L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente  il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

 

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee  possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

a)      Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.

b)      Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve  promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del  nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali  in molti paesi europei.

c)      Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell'inserimento dei giovani.

d)      Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;

e)      Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;

f)        Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

 

Allora cosa fare verso l'esterno?

Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della trasparenza e dell'obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di stabilità", cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

 

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

 

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo. 

Giulio Ballio

 Rettore


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permalink | inviato da ScarletMilk il 28/10/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
il Giornale
post pubblicato in Politics, il 26 ottobre 2008
Navigando sulla rete, come al solito mi ritrovo a fare il giro dei blog. Arrivo sul blog di River e trovo la notiziona del Giornale. Vi prego di leggerla perché merita davvero.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=300923

A proposito di tale stronzata, ho pure scritto una mail alla persona che l'ha firmata (che non ho capito se si chiama Gaia Cesare o Cesare Gaia, vai a sapere quale cazzo è il nome e il cognome), che vi allego. Se qualcuno si sentisse in vena, la mail del(la?) giornalista è pubblicata in fondo all'articolo.

Buon giorno,

ho letto l'articolo sulla Cristoterapia e la guarigione dall'omosessualità seguendo le teorie di Nicolosi.
Nell'articolo si parla dei gay come una comunità di drogati, superficiali e frivoli, che fanno sesso non protetto con sconosciuti e che alla fine si prendono pure l'aids. Roba che i gruppi estremisti cattolici scrivevano negli anni 90, parole discriminatorie e insensate. Possiamo capire il punto di vista della persona intervistata, possiamo darle spazio su un giornale, ma una vera informazione non si deve limitare ad un articolo di propaganda. Considerando che credo ci siano pochi omosessuali che comprano il Giornale, non credo che il vostro articolo si rivolga a loro. Mi chiedo allora: perché scriverlo? Per dare argomenti alle persone che già attaccano la comunità omosessuale in quanto tale? Per fare propaganda alle politiche della Chiesa Cattolica? Perché nel 2008 è ancora possibile leggere che i gay sono delle persone frivole, senza morale, senza cervello, sbagliati, malati? Non scrivo per dire che gay è bello, so benissimo che la realtà è diversa (proprio perché la vivo sulla mia pelle), ma per esprimere il mio sdegno nel veder pubblicati simili sproloqui senza informazione preventiva. Pubblicate l'intervista a Luca, ma dite anche chi è Nicolosi e magari intervistate qualche psicologo super partes.
Se l'intento era dire che i gay possono guarire ma seguono uno stile di vita deviato.. beh congratulazioni, il messaggio è passato. Personalmente sono amareggiato, non tanto per l'omofobia di fondo che caratterizza questo indefinibile pezzo giornalistico, quanto per il fatto che molta gente lo leggerà e crederà veramente in quello che c'è scritto. E per me, per la comunità gay, sarà sempre più difficile vivere. Un passo alla volta, un articolo alla volta, ci ributterete nella clandestinità. Allora potrete far finta che non esistiamo e fregarvene. Proprio come Ahmedinejad.

Con l'augurio che in futuro adottiate una maggior consapevolezza in ciò che scrivete,

Villa Mattia

P.S. Un consiglio: andate a intervistare i giovani, senza chiedere loro l'orientamento sessuale. Scoprirete che il disagio del signor Luca, i festini a base di coca e sesso e la superficialità non sono una prerogativa dei gay.


AGGIORNAMENTO: la giornalista (ebbene sì, si chiama Gaia di nome e Cesare di cognome) mi ha risposto allegandomi la pagina del Giornale intera, completa di interviste a due psicoterapeuti (uno favorevole e l'altro contrario). Grazie alla gentile Gaia Cesare per la disponibilità, ma resta il fatto che il suo articolo metta in luce solo i lati positivi del cambio di stile di vita tacendo sui risvolti spesso tragici che le terapie nicolosiane hanno sulla psiche dei soggetti trattati.
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