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Autobiografia tragicomica
epifanie retoriche
post pubblicato in Politics, il 12 ottobre 2009
Ma secondo voi è più grave l'omicidio di un gay single o di un padre di famiglia?
L'inquietante interrogativo arriva da Renato Farina, un uomo un perché, che scrive sul Giornale berlusconiano a proposito dei fischi al ministro Carfagna, assente alla manifestazione anti omofobia.
Non è il caso di dilungarsi sulla salute mentale di chi ha posto il quesito, la risposta sarebbe estrapolabile da un qualsiasi Bignami di psicologia. O da un generatore di insulti di quelli che facevamo col Pascal Turbo durante le ore di informatica al liceo.

Ma, nonostante lo schifo che mi sale davanti a cazzate del genere, leggo tutto. E ho una epifania.
Ho scoperto il segreto per dire tutte le schifezze immonde che si vuole.
Basta anteporre alla schifezza la premessa fondamentale della presa di distanza in ogni caso, per poi proporre al lettore due versioni della schifezza. Come nei test psicologici, tra i due mali scegli il minore. Un po' come andare a votare, del resto.

Ecco quindi che io dico una frase a caso per dimostrare che posso sostenere la più assurda delle tesi fingendo di non sostenerla.
Mettiamo che io sia un allevatore di bovini e che tragga profitto dall'allevarli nel minor spazio possibile. Ecco che potrei dire qualcosa del genere:
Certamente l'allevamento intensivo dei bovini è inaccettabile dal punto di vista sanitario e dal punto di vista delle condizioni anche psicologiche dell'animale, ma di fronte al caso estremo è meglio una mucca malconcia in una gabbia o una famiglia in gita che sbanda perché si trova una mucca sulla strada?
Viene da sè che si preferisce la mucca malconcia alla strage stradale.

Con questa tecnica si possono dire le più enormi boiate senza subire le adeguate e proporzionali conseguenze. Mi sa che la userò spesso per convincere la gente a fare ciò che voglio. Magari aggiungendo qualche gattino che muore o qualche cagnolino abbandonato. E un po' di gnocca che non guasta mai.
Come dite?
Ah, lo fa già Studio Aperto? E anche il TG2? E il TG1? E il TG5?
Vabbè fa niente, sarà per la prossima intuizione geniale.

[per la cronaca, ma anche per favorire la naturale regolarità, l'articolo è qui]
la ministra tace
post pubblicato in Politics, il 29 agosto 2009
Prima il signor Svastichella fa quel che fa, e ciò che ne consegue è il relativo arresto del gentiluomo e qualche parola di solidarietà dal Sindaco di Roma. Ma il gentiluomo in questione accusa la coppia che ha aggredito di aver commesso atti osceni, scatenando così la sua reazione di fronte a simili sconcezze (perbacco!).
Poi c'è il caso di Rimini, ma di questo se ne parla poco perché non fa audience.
Adesso salta fuori che una coppia gay di Caserta viene minacciata dai vicini, che li vogliono cacciare.
Infine mi vengono in mente un paio di cose, di quando stavo a Milano e leggevo la sezione locale dei giornali. Ricordo della chiusura della libreria Babele, in seguito a qualche disagio finanziario, con i commenti compiaciuti dei proprietari dello stabile (contentissimi di liberarsi di una tale spina nel fianco.. pensate un po', una libreria gay!) - ma pare che abbia riaperto altrove. E poi ricordo anche di aver letto della chiusura di un club per soli uomini, ma non ricordo il nome. Cercherò nella rete. Però mi ricordo che tale locale era stato chiuso in seguito alle ripetute lamentele di un residente nel palazzo, che chiamava in continuazione le forze dell'ordine (espressione che odio, ma non ricordo se c'entrassero i Carabinieri o la Guardia di Finanza). E che le forze dell'ordine in questione alla fine avessero chiuso il locale con la scusa di atti osceni in luogo pubblico, mettendo in campo il sistema di tesseramento dell'arcigay.
Ah, ricordo solo ora mentre scrivo. C'era stata anche la chiusura temporanea dello storico Lelephant, in seguito ad una retata e conseguente annotazione dei nomi dei frequentanti.
E l'aggressione a Brera, in pieno centro.

Non credo si possa parlare di "emergenza omofobia", ma se il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, con rispetto parlando, non si degna neanche di aprir bocca... beh non stupiamoci se l'ondata di omofobia arriva davvero, supportata da certi sostenitori della lega (vedi la telefonata a Radio Padania), della destra estrema e, last but not least, del centro cattolico e del PD (che non si esprime, as usual).


Aggiornamento: ho trovato l'articolo sul locale in questione, è a questo link, che per oscuri motivi non riesco ad inserire in un collegamento ipertestuale.... http://www.arcigay.it/milano-chiuso-dalla-polizia-locale-arcigay

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permalink | inviato da ScarletMilk il 29/8/2009 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
prede e predatori
post pubblicato in Politics, il 23 agosto 2009
Non amo scrivere di fatti di cronaca. Non mi piace perché questo blog non è nato per dare notizie (in realtà non so bene neanche io per quale motivo sia nato). E cerco di evitare se possibile riferimenti a fatti di cronaca, a parte qualche eccezione.
Questo post nasce da una riflessione che mi frulla in testa da un bel po' di tempo, ma che oggi si concretizza sotto forma di parole in seguito alla cosiddetta "goccia che fa traboccare il vaso". Ovvero la notizia dell'aggressione di stanotte. Se non sapete nulla cercate sui quotidiani nazionali dove vedete scritto "gay aggrediti" o qualcosa del genere. Probabilmente lo troverete tra le notizie secondarie, dopo fatti ritenuti più importanti. Sicuramente esistono fatti da ritenere più importanti. Un'aggressione tra mille, che vuoi che sia.
Non è un'aggressione tra mille.
Si tratta di un grave episodio di discriminazione. Che sia stato commesso da un pregiudicato o da un bravo padre di famiglia, la cosa non è rilevante. Ma è rilevante il fatto che due persone sono state picchiate e ferite a causa delle loro preferenze sessuali. Anzi, non è rilevante. Di più.
E ancora più rilevante, a mio parere, è la reazione dei presenti riportata dalle testimonianze. Nessuna reazione. Risate dai "compari" dell'aggressore e l'invito ad andarsene da parte del proprietario del gabbiotto dei panini, un soccorritore lasciato solo e una quantità di persone a far niente.
Questo far niente è il vero problema. Il fatto che ogni giorno, un po' alla volta, ci viene tolta un po' di libertà, e che non ce ne accorgiamo. Anzi, presi da una specie di sindrome di Stoccolma adoriamo il nostro aguzzino. Ma l'aguzzino non ha responsabilità, fa quello per cui è nato. Le vittime invece no.
Nell'ordine naturale delle cose il predatore caccia la preda, ed è nella sua natura. Ma nella natura della preda sta l'istinto di conservazione, lo scappare, il reagire.
Noi siamo animali, in quanto esseri umani. Ma, in quanto esseri umani, siamo animali dotati di intelletto, in grado di discernere il bene dal male. Di solito, almeno.
Mi guardo intorno e vedo persone che non sono in grado di capire. Non ci riescono. Pensano ai fatti propri, il loro sguardo non va al di là della loro sfera strettamente privata e non comprendono le potenziali conseguenze del loro disinteresse. L'antilope bruca l'erba nella savana. Quando il leone arriva, l'antilope smette di mangiare e scappa. Se poi il leone è più veloce, sono cazzi dell'antilope, ma se si accorge per tempo del pericolo riesce a sfuggire al predatore. Se il leone uccide l'antilope non è certamente colpa del leone, che non sta facendo altro che il suo dovere.

Oggi in Italia siamo messi così: la maggior parte della popolazione è come una preda sorda, cieca e muta. Non si accorge del pericolo. Il predatore, che di natura è quello che è, non può far altro che approfittarsi della situazione. Sarebbe un idiota, no?
Non è colpa dei governanti, dei mafiosi, dei delinquenti. Loro sono così. Sono delinquenti. Che devono fare a parte delinquere?
Siamo noi, che non reagiamo e non ci accorgiamo di un cazzo.

Ci stanno togliendo la libertà di stampa. Nessuno fiata.
Ci stanno imponendo una religione di Stato. Nessuno fiata.
Ci stanno facendo il lavaggio del cervello. Nessuno fiata.
E quei pochi che fiatano vengono sentiti solo dalle persone che hanno orecchie per sentire, perché il più delle volte un lamento cade nel vuoto più totale.
Ecco perché, a mio avviso, è colpa degli italiani se stiamo messi così. Perché gli italiani non si incazzano. E mi ci metto anche io in questa categoria, non sono meno italiano di altri.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 23/8/2009 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
senza il pepe al culo non ci si attiva
post pubblicato in Politics, il 19 gennaio 2009
Weekend all'insegna del nulla. Avete presente quando dovreste fare milioni di cose, leggere milioni di libri, scrivere milioni di righe, ma l'unica cosa che riuscite a fare è vegetare? Ecco, questo weekend l'ho passato così. Vegetando. Sarà stata la presenza inusuale del coinquilino, che disturba il mio ritmo lavorativo. Quando sono in casa da solo le cose le faccio, se c'è lui ho come una specie di blocco (tralasciando il fatto che monopolizza la casa e che, dovendo disegnare, ha tenuto accesa la tv o la radio per tutto il fine settimana impedendomi anche di pensare a un incipit per la tesi, qualora avessi anche avuto voglia di farlo). Ma quisquilie, la nuda e cruda verità è che non ce la potevo fare. Ecco quindi che ho praticamente svuotato l'hard disk esterno (d'ora in poi noto come "lo stronzo vibrante") prima che mi abbandoni. Sì perché lo stronzo vibrante sta per tirare le cuoia, lo sento, ma essendo stronzo sta aspettando di trovarmi impreparato per poter cancellare dalla mia vita alcuni file vitali. Ma più di tanto danno non potrà arrecare, avendo io masterizzato tutto ciò che concerne l'università, la musica, le fotografie, i film e i telefilm. E adesso fottiti, stronzo vibrante, cancella pure. Così ho un pretesto per buttarti nel Naviglio la prossima volta che vado al giapponese.

Ma in questo mio vegetare, oltre a masterizzare, ho navigato un po' per internet guardando spezzoni dei Griffin, leggendo blog, curando la mia immagine sui siti froci. E ho implementato la mia conoscenza dei network froci, italiani ed esteri.
La prima cosa che salta all'occhio è come siano tutti uguali. Ogni network finocchio è lì a scrivere di come siamo bistrattati, di come siamo poco considerati, di come gli altri siano tutti omofobi. La cosa che mi ha lasciato un po' perplesso è che anche i network di paesi come la Spagna, l'Inghilterra o il Canada scrivano cose del genere. Forse perché noialtri amiamo essere al centro dell'attenzione, per cui cerchiamo ogni pretesto per catturarla.
Ad esempio, le notizie più in voga nei principali network gay italiani sono le dichiarazioni sui calciatori (ma quelle sempre, che si parli o meno di gay), e Povia.
Ora. Povia mi sta sulle palle, lui e i bambini che fanno OOOH e i piccioni. Ma Povia canterà una canzone di cui al momento si sa solo il titolo, che sarebbe "Luca era gay". E anche sapendo che Povia non è un attivista dei circoli LGBT (l'ordine è giusto? no perché qua lo cambiano ogni tre giorni), non mi pare il caso di montare tutta una questione etica con tanto di tribunale della Gaya Inquisizione. Prima si ascolta la canzone, poi lo si smerda. Non gli si fa pubblicità gratis, che poi finisce come coi bambini e coi piccioni, un fenomeno da suoneria del cellulare (a proposito, l'altro giorno in università c'era uno che si vantava di avere la suoneria del gattino Virgola, vedete un po' voi come siamo messi).
Insomma.
Ci stiamo annoiando?
Sì, ci stiamo annoiando.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 19/1/2009 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
e mò basta!
post pubblicato in Personals, il 23 dicembre 2008
Uno esce di casa al mattino e si reca in zona Corriere della Sera per andare in uno studio minuscolo a parlare della tesi, stipati in dieci attorno a un tavolo che, non si sa come, è riuscito a entrare nella stanza. Dopo tre ore là dentro esce e si va a mangiare una focaccia da Pattini&Marinoni (slurp!), poi torna a casa, molla giù il computer e prende il bancomat. Poi si lancia nella folla delle vie del centro per comprare i regali di Natale ai genitori, il che presupporrebbe che ci avesse pensato. Ma non è così, per cui il nostro eroe si gira prima la Fnac, poi la Feltrinelli, poi la Rinascente, poi la Hoepli, e infine la Mondadori. Tra un negozio e l'altro trova un costosissimo (ma fichissimo) duo di tazzine da caffè per Madreeh e un libro di fotografia per Padreeh. Per fare tutto ciò il nostro eroe ha camminato per sette ore e macinato chilometri su chilometri, perché nel frattempo è scesa una nebbiolina inusuale per Milano e si è divertito a fare deviazioni per fotografare la città tra le nuvole (senza contare la deviazione in Porta Romana per cercare un negozio che non esiste più). Alla fine della giornata adagia le sue sfiancate chiappe su uno scomodo seggiolino in plastica arancione del 3 (come direbbe Lansdale, reso lucido e lucente da centinaia di culi di passaggio). Arriva a casa, non dopo essersi fermato dal fornaio a comprarsi due pezzi di pizza per cena. Si fa una bella doccia calda e pensa che sono iniziate ufficialmente le vacanze natalizie. Poi accende la tivvù in attesa di guardarsi (per la trecentesima volta) Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e si becca prima i titoli in anteprima del tg5, poi il tg1 e infine il tg2. E gli girano i coglioni.
Perché? Perché, si chiede, ogni volta che quel vecchietto sclerotico apre bocca gli vengono dedicati almeno cinque minuti di servizio, tra l'altro per sentirgli dire ovvietà (perché è ovvio ciò che dice, non stupisce, ormai l'ha ripetuto talmente tante volte che mi stupirei se per una sola volta sorvolasse sull'argomento).
Ratzinger, l'abbiamo capito che ci odi. Bastava dirlo una volta. Non è che sei il Presidente della Repubblica e ci devi fare il comizio a reti unificate.
Giornalisti di merda, e vostri coprofagi (che a sto punto è il caso di dirlo) redattori, la piantiamo di riportare qualsiasi cosa che dica? Domani ci informerete anche del numero di peli che ha nel culo e se è andato di corpo? Magari infarcendo la notizia con dettagli scottanti, tipo colore e la consistenza?
Ma ve possino..........
il fotopiano frocio e vauro
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008
Titolo un po' pasticciato, ma tant'è. Oggi sono tornato in Siberia.. ehm no scusate, a Reggio. E poiché è giovedì e c'è annozero mi isolo nella mansarda e mi piazzo sul letto col piumone e una tazza di tisana alla malva (che in realtà non mi piace, ma ha quel bel colore puffo quando metti la bustina nell'acqua calda...) e accendo la tv su rai2 appena in tempo per sentire Santoro che dice a Silvio (o meglio, gli manda a dire) che la democrazia è fatta anche di critiche e poi Travaglio (o lo ami o lo odi, io lo amo). Infine il tema della serata. La vittoria di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi. Olè. Al che lascio lì la tisana e vado giù a far due chiacchiere col nonno.
Non perché sono snob e faccio il figo di sinistra che non s'abbassa a guardare i reality. Perché già immaginavo che si sarebbe parlato della vittoria della sinistra. Ora. Con tutto l'affetto. Non è che se Vladimir Luxuria vince l'Isola dei Famosi allora la sinistra trova la retta via. E sempre col dovuto affetto. Che cazzo c'entra un reality show con la politica? Spiegatemelo. Perché la Vlady è brava e intelligente, ma non è che la sinistra risorge da uno scoglio nel mar dei Caraibi o dove cazzo sta.
Non mi sbagliavo, infatti torno su e l'argomento è proprio quello. Allora mi piazzo al computer e decido che il mio desktop con la foto di Milano dallo studio di Gardella con Duomo e torre Velasca in primo piano mi ha un po' stufato. Quindi tanto per stare in tema mi prendo il fotopiano della città (per chi non lo sapesse, senza riferimenti specifici alla Gloria, è un collage di foto aeree - tipo google earth) e lo modifico con photoshop e lo faccio diventare viola. Che non è rosa shocking ma l'effetto frocio è assicurato. Inoltre risparmia energia perché è scuro e rilassa gli occhi. Nel frattempo alle mie spalle la televisione fa su un minestrone di reality show, politica, senso della sinistra, critiche al Vaticano e via dicendo. Ma dopo venticinque anni di Berlusconi al governo (direttamente o indirettamente) ci stupiamo veramente che i reality e i programmi tette-culi tirino tanto? Mah...
Finito il mio nuovo desktop (che è veramente figo) mi ripiazzo sul letto anche se la tisana è ormai fredda. Giusto in tempo per vedere l'altra parte interessante del programma: le vignette di Vauro. Che tra le altre cose a un certo punto dice "oggi ho vinto tre euro col gratta e vinci... un'altra vittoria della sinistra italiana". Per oggi la mia massima di saggezza l'ho sentita, ora posso dormire tranquillo.

Ora un piccolo sfogo, perché sono frocio e vivo col Vaticano in casa come una spina nel c**o (immaginate cosa sarà la parola nascosta). Dunque. La Città del Vaticano non è nell'UE. Ha una rilevanza demografica nulla. Ha solamente il potere dei soldi (sì, la Banca Vaticana è tra le più grandi del mondo) e della religione (e in questo non vedo differenze tra il Vaticano e l'Iran, solo che l'Iran è grosso ed è uno stato autonomo, non un tarzanello). Come si permette di mettere il naso in questioni che non lo riguardano? Cosa gliene frega al papa se a livello internazionale si porta avanti una battaglia contro il concetto del reato di omosessualità? Che mi vengono poi a dire che potrebbe portare alla discriminazione di quei paesi dove le unioni civili o i matrimoni omosex non sono legali? Ma che cazzo coltivano nel giardino dietro a San Pietro? Roba buona, cazzo, roba buonissima...

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permalink | inviato da ScarletMilk il 4/12/2008 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
il Giornale
post pubblicato in Politics, il 26 ottobre 2008
Navigando sulla rete, come al solito mi ritrovo a fare il giro dei blog. Arrivo sul blog di River e trovo la notiziona del Giornale. Vi prego di leggerla perché merita davvero.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=300923

A proposito di tale stronzata, ho pure scritto una mail alla persona che l'ha firmata (che non ho capito se si chiama Gaia Cesare o Cesare Gaia, vai a sapere quale cazzo è il nome e il cognome), che vi allego. Se qualcuno si sentisse in vena, la mail del(la?) giornalista è pubblicata in fondo all'articolo.

Buon giorno,

ho letto l'articolo sulla Cristoterapia e la guarigione dall'omosessualità seguendo le teorie di Nicolosi.
Nell'articolo si parla dei gay come una comunità di drogati, superficiali e frivoli, che fanno sesso non protetto con sconosciuti e che alla fine si prendono pure l'aids. Roba che i gruppi estremisti cattolici scrivevano negli anni 90, parole discriminatorie e insensate. Possiamo capire il punto di vista della persona intervistata, possiamo darle spazio su un giornale, ma una vera informazione non si deve limitare ad un articolo di propaganda. Considerando che credo ci siano pochi omosessuali che comprano il Giornale, non credo che il vostro articolo si rivolga a loro. Mi chiedo allora: perché scriverlo? Per dare argomenti alle persone che già attaccano la comunità omosessuale in quanto tale? Per fare propaganda alle politiche della Chiesa Cattolica? Perché nel 2008 è ancora possibile leggere che i gay sono delle persone frivole, senza morale, senza cervello, sbagliati, malati? Non scrivo per dire che gay è bello, so benissimo che la realtà è diversa (proprio perché la vivo sulla mia pelle), ma per esprimere il mio sdegno nel veder pubblicati simili sproloqui senza informazione preventiva. Pubblicate l'intervista a Luca, ma dite anche chi è Nicolosi e magari intervistate qualche psicologo super partes.
Se l'intento era dire che i gay possono guarire ma seguono uno stile di vita deviato.. beh congratulazioni, il messaggio è passato. Personalmente sono amareggiato, non tanto per l'omofobia di fondo che caratterizza questo indefinibile pezzo giornalistico, quanto per il fatto che molta gente lo leggerà e crederà veramente in quello che c'è scritto. E per me, per la comunità gay, sarà sempre più difficile vivere. Un passo alla volta, un articolo alla volta, ci ributterete nella clandestinità. Allora potrete far finta che non esistiamo e fregarvene. Proprio come Ahmedinejad.

Con l'augurio che in futuro adottiate una maggior consapevolezza in ciò che scrivete,

Villa Mattia

P.S. Un consiglio: andate a intervistare i giovani, senza chiedere loro l'orientamento sessuale. Scoprirete che il disagio del signor Luca, i festini a base di coca e sesso e la superficialità non sono una prerogativa dei gay.


AGGIORNAMENTO: la giornalista (ebbene sì, si chiama Gaia di nome e Cesare di cognome) mi ha risposto allegandomi la pagina del Giornale intera, completa di interviste a due psicoterapeuti (uno favorevole e l'altro contrario). Grazie alla gentile Gaia Cesare per la disponibilità, ma resta il fatto che il suo articolo metta in luce solo i lati positivi del cambio di stile di vita tacendo sui risvolti spesso tragici che le terapie nicolosiane hanno sulla psiche dei soggetti trattati.
Adesso sono cazzi nostri
post pubblicato in Politics, il 15 gennaio 2008

E’ un casino ragazzi. Il papa ha deciso che non andrà alla Sapienza a parlare. Adesso è merda. Perché? Perché siete coglioni. Perché avete la fottuta mania di vedere il mondo in modo gay come se tutti fossero gay. Perché dovevate fare finta di niente e lasciarlo parlare. Lo lasciavate parlare mentre facevate la vostra Frocessione e finita lì. Si sta creando tensione, e di sicuro non sono i Grandi Capi quelli che partono in svantaggio. Dovevate lasciar entrare il papa, lasciarlo parlare, lasciar parlare anche Walter e Fioroni. Poi, ma solo poi, si può dire che LORO hanno fatto una cazzata. Invece la cazzata l’avete fatta voi, ora il papa farà la povera vittima dell’intolleranza (rileggiamola perché magari non si è capito: il papa farà la povera vittima dell’intolleranza…capito il concetto? Capita l’assonanza con la legge del contrappasso?) e i nostri “politici” saranno lì a dargli ragione. Walter in prima fila. Non è con l’intolleranza che si combatte l’intolleranza. Sì, è vero. Questo è un papa estremamente omofobo che non si fa problemi (né personalmente né tramite la CEI) a mettere le mani nella vita politica, mentre dovrebbe starsene nel suo chilometro quadrato e pregare. Ma non è il papa il problema. Il problema è nostro. Sono i nostri telegiornali che fanno uno speciale per dirci quando B16 ha pisciato e di che colore era. Sono i nostri politici che accettano le ingerenze perchè sono fanatici come la Binetti oppure hanno paura di perdere consensi nella popolazione o nel partito come Walter (prima o poi scopriranno altri serbatoi elettorali e allora le cose cambieranno, ma sarà sempre e comunque una strumentalizzazione). Siamo noi che gli diamo troppo peso e ascoltiamo ogni minchiata che esce dalle sacre labbra la domenica mattina (ma anche il lunedì e il martedì e il mercoledì e il giovedì e il venerdì e il sabato). Il concetto è questo. Se io parlo e non mi caga nessuno è come se non avessi parlato. Se invece io parlo e mi ascoltano 60 milioni di italiani (volenti o nolenti) allora cambia la faccenda. Mi chiedo se ogni lunedì mattina in prima pagina quelli di Le Monde scrivono il riassunto dell’Angelus.


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permalink | inviato da ScarletMilk il 15/1/2008 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Discutere del nulla nel nulla. Deliri da manie di protagonismo e letture superficiali.
post pubblicato in (Do) I love Milano (?), il 15 gennaio 2008

Nel mio cazzeggio (meritatissimo) pomeridiano mi perdo per le rotte dei naviganti. Girovago per la rete e traggo spunti, leggo articoli, guardo cazzate e cose serie. E’ un po’ di tempo che non guardo il telegiornale né compro quotidiani a causa di un modellino e altre cose. Avevo sentito non mi ricordo da chi di una retata al Lelephant e oggi mi sono informato. Pare che nel locale ci fossero 10 agenti in borghese, raggiunti poi da altri 20 in divisa. Pare che abbiano circondato il locale, identificato tutti i presenti per poi chiamarli cognome e nome fuori uno alla volta. E pare che infine abbiano perquisito tutto senza trovare niente. Hanno fatto una sola multa perché il cartello “vietato fumare” era messo male (come per dire “beh non possiamo non farne neanche una”). Ora io non so spiegarmi questa cosa. Vivo in questa città da quattro anni, tre mesi e dieci giorni. E in quattro anni, tre mesi e dieci giorni non ho mai sentito una cosa simile. Almeno non in locali come il Lelephant (non ho mai capito quale articolo bisogna metterci davanti, se sbaglio e c’è qualcuno che lo sa me lo dica), che è un normalissimo bar con qualche tavolino, qualche sedia, qualche divano, un bancone con dietro dei baristi e dei clienti che ordinano da bere. Non posso dire di essere un assiduo frequentatore, ma non ci ho mai visto nulla di losco o di illegale. Semplicemente gente che chiacchiera davanti a un cocktail. Gente di tutti i gusti, gay, etero, indecisi e via dicendo. Perché mettere una trentina di poliziotti a presidiare un bar in una zona per niente malfamata come il quartiere di Porta Venezia? Perché identificare tutti gli avventori e poi chiamarli fuori uno alla volta? Non riesco a capire. Sembra quasi un atto intimidatorio, come un avvertimento. Vi teniamo d’occhio. È inquietante, davvero. Perché i poliziotti sapevano benissimo che al Lelephant non avrebbero trovato niente di niente. Non è che i poliziotti sono coglioni, se vogliono trovare sanno benissimo dove andare a cercare. Basta cambiare zona, locale. Perché sono andati nel locale gay storico di Milano? Misteri milanesi. Intanto sul panorama gay milanese imperversa anche la polemica sull’ordinanza che impone la chiusura alle 22 dei locali in via Sammartini. Ma su questo io non posso che fare i complimenti a chi ha preso questa decisione. Via Sammartini è uno dei posti peggio frequentati di Milano: sarà che da un lato c’è la massicciata della Stazione Centrale, sarà che hanno aperto molti locali-scopatoio, sarà che è una zona centrale ma abbastanza appartata per poterci fare un po’ quello che si vuole e quindi tra droga e prostituzione ci si può fare una fiera internazionale (altro che Rho). Ma via Sammartini non rappresenta gli omosessuali. I gay non sono solamente quelli che vanno in via Sammartini a scopare.

Leggevo inoltre i commenti alla notizia e ho notato un paio di cose. Tralasciando i discorsi (senza senso) di chi dà ragione o meno a Felix Cossolo, che inspiegabilmente dichiara che Milano non è degna dell’Expo 2015 perché via Sammartini fa schifo (non è solo via Sammartini a essere degradata, ma mezza città). Chi dice che “a Milano si respira aria europea” è prevalentemente del sud. Non so come sia vivere al sud, ma se i meridionali hanno questa idea di Milano è perché non l’hanno mai vista o perché si sono fermati al primo livello di lettura (cioè quello delle vetrine). Io posso parlare per esperienza personale, quindi di un emiliano che vive a Milano temporaneamente (ma che la conosce molto bene) e che un pochino di Europa ha avuto la fortuna di vederla. E per esperienza personale posso dire che a Milano di europeo c’è solo qualche bandiera davanti agli edifici pubblici. Ma non per quanto riguarda i gay e basta, proprio per tutto. Ho già esternato le mie opinioni su questa città molte volte su questo blog, le quali si possono riassumere in una frase: Milano, in fondo, fa schifo. Ma Milano è un campione di Paese. Ne consegue che l’Italia, in fondo, fa schifo.


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Miti da sfatare
post pubblicato in Politics, il 26 novembre 2007

Cosa vuole dire essere gay? No perché qui bisogna fare chiarezza e dirlo una volta per tutte. Perché ogni giorno che cazzeggio in rete mi imbatto in qualche sito anti-gay o affine, ognuno adducente proprie ragioni, per ovvie ragioni differenti da quelle precendenti. Le ovvie ragioni sarebbero che nessuno sa cosa voglia dire essere gay. Nessuno a parte i gay. I quali però paiono non dirlo a nessun altro, cosa disdicevole. Quindi vediamo di fare un po’ di chiarezza. Perché i gay non lo dicono a nessuno?
Per vari motivi. Anzitutto la principale associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali, Arcigay, non fa molto. Gestisce i locali ecco, quello sì…e spartisce poltrone in giro, come un partito (d’altra parte Arcigay è una diretta emanazione dell’Arci, che è diretta emanazione di quello che ora si chiama PD, che fino a un mese fa si chiamava DS, poi ancora prima PDS e agli albori PCI). È un organo politicizzato, inconsapevolmente molti gay si iscrivono all’Arcigay (per forza, visto che i locali sono gestiti secondo il regime di monopolio) senza sapere che in realtà stanno dando dei soldi a Veltroni. Il problema non è tanto il rapporto diretto con la politica, che di per sé sarebbe anche positivo, ma il “come è strutturata” e il “cosa fa” l’associazione. Traduzione: è strutturata come un partito (assemblee dei soci, che sulla carta sono centinaia di migliaia ma poi solamente l’uno per cento partecipa attivamente alla vita dell’associazione) e promuove qualche iniziativa culturale con scarsi risultati, visto lo scarso numero di “attivisti”. In compenso gestisce praticamente tutti i locali gay italiani, siano essi bar, pub, discoteche, cruising bar, saune, etc. A livello nazionale non viene fatto granché: si litiga con altre associazioni, si fa qualche manifestazione, si critica la Chiesa, si critica la destra. Insomma, si fa parte del teatrino politico italiano, dove tutto si muove ma in realtà non cambia mai un cazzo. Sulla carta la comunità gay è rappresentata da Arcigay, che grazie alle tessere dei locali vanta il maggior numero di soci. In realtà Arcigay non rappresenta la comunità omosessuale, ma una parte di essa. Da cui il luogo comune, di cui è convinto anche l’eterissimo ex premier Berlusconi (ma evidentemente non la sinistra italiana, o meglio il centro-sinistra), che i gay stanno tutti a sinistra. Non è vero: molti stanno a sinistra ma ce ne sono anche molti che stanno a destra (vedi Dolce e Gabbana, per citare due nomi noti). In questo clima dove nessuno sa niente, neanche i gay, è difficile dare un’immagine seria della comunità omosessuale.
Tutto questo favorisce l’omofobia, che non è altro che una reazione dovuta all’ignoranza. Molte persone credono a certe cose riguardo agli omosessuali, cose false, stupidi stereotipi o forzature, retaggi della cultura religiosa. Ci sono molti miti da sfatare.
Ad esempio quello che recita “gli uomini gay sono promiscui”. Cazzata. Enorme cazzata. Sono promiscui esattamente come gli uomini eterosessuali. Solo che gli eterosessuali prima o poi si sposano e fanno dei figli, quindi poi devono andare a fare i “promiscui” lungo le statali fuori città, nei locali per scambisti, lontano dagli occhi altrui. Altrimenti li becca la moglie e sono cazzi. Difatti l'AIDS è in diminuzione tra i gay ma in aumento tra gli etero (anche se, complessivamente, negli ultimi tempi l'epidemia per fortuna sta retrocedendo naturalmente).
Da cui un altro mito da sfatare: “i gay non sono in grado di avere rapporti duraturi”. Statisticamente (sempre che di statistiche si possa parlare, visto che fortunatamente non esiste il censimento dei gay) sarà anche così, ma solo perché gli etero si sposano e fanno figli, per cui lasciarsi diventa un problema. Se i gay potessero sposarsi e adottare figli vedremo che non ci sarà poi una gran differenza tra coppie etero e coppie gay. Ma non potendosi sposare, tanto meno adottare figli, non si può fare un paragone adeguato. Le coppie gay verrebbero comunque falsate.
“I gay non amano, fanno solo sesso”. Certo. Lo sanno gli altri se io sono innamorato o no. Io sono strumentalizzato a tal punto dalla “propaganda gay” che non mi accorgo che in realtà non sono innamorato ma faccio solo finta per la causa. Come sono bravi i propagandisti strumentalizzatori! Non me n’ero proprio accorto!
Altro luogo comune, particolarmente fastidioso, spregevole e offensivo, spesso tirato fuori dalla Chiesa (che dovrebbe essere l'ultima autorizzata a parlare sull'argomento): i gay sono pedofili”. Su questa non mi dilungo in spiegazioni perché ogni persona sana di mente saprebbe distinguere un gay (definizione: persona attratta sessualmente e sentimentalmente da persone del suo stesso sesso) da un pedofilo (la pedofilia è una devianza che porta degli adulti a soddisfare i propri bisogni sessuali e il proprio ego approfittando di bambini).
“I gay sono un pericolo per la società”. I gay sono sempre esistiti, non sono un prodotto della società moderna. In alcuni periodi storici erano anche accettati e considerati “normali” dalla società, come nel periodo classico, poi l’avvento della religione cristiana ha imposto un modello diverso di società, basato sulla famiglia come “piattaforma procreativa”, profondamente sessuofobo e omofobo. Modello di società che oggi è ancora dominante. Con questo non voglio dire che la famiglia sia un concetto sbagliato, anzi. La famiglia è importantissima. Ma non sempre è formata da una coppia sposata con dei figli. Di conseguenza non sono un pericolo per la società, ma sono una parte di essa: la società è sopravvissuta benissimo nelle epoche in cui i gay erano accettati e in quelle in cui esistevano in silenzio. Se ne deduce che la società sopravvivrebbe lo stesso anche se i gay fossero accettati come una delle tante diversità che la compongono. Ma questo concetto è troppo elevato per i nostri politici.
“I gay sono effeminati”. Non tutti. Alcuni sì, altri meno, altri per niente. Ma, chiaramente, per la società sono visibili soltanto quelli palesemente visibili, alla Malgioglio per intenderci. E visto che di consuetudine si fa di tutta l’erba un fascio, tutti i gay sono come Malgioglio (non che ce l’abbia con lui, ma è la prima checca nazional-popolare che mi è venuta in mente). Inoltre secondo lo stereotipo i gay o sono dei “creativi” (artisti e via dicendo, e allora la loro diversità diventa tollerabile in quanto il “creativo” è “estroso, strano”) oppure sono parrucchieri, estetisti, commessi di profumeria e via dicendo. Come se non esistessero gay che lavorano in banca o fanno i magazzinieri.
“I gay sono esibizionisti”, comma 2 del luogo comune di cui sopra. Chiaro che agli occhi di un eterosessuale i gay sono esibizionisti se si considerano gay solo quelli effeminati. E chiaro soprattutto se si prende come riferimento il gay pride. Cioè l’unico giorno in cui i gay possono essere gay senza paura di esserlo. Il gay pride va letto non come la parata ufficiale della popolazione omosessuale, ma come un momento di festa, come il carnevale, un rito de-demonizzatore. Si porta tutto all’eccesso, per ironizzare, per sdrammatizzare. Si fa anche auto-critica. Di sicuro si cerca anche di provocare, certamente. È l’unico giorno in cui si può.
Insomma, tra luoghi comuni, mezze verità, propaganda pro o contro, nessuno ci capisce più nulla. Nemmeno i gay stessi, che continuano a lasciarsi trasportare, convinti che non si possa far nulla per migliorare la propria posizione nella società. Sembra che non si rendano conto che sono a tutti gli effetti cittadini di serie B, tranne quando si tratta di pagare le tasse (allora diventano cittadini di serie A+). In realtà con una seria campagna di informazione non politicizzata si potrebbero cambiare molte cose, al di là delle solite (e sterili) controversie destra/sinistra. Se l’Italia fosse davvero un paese laico tutti questi stereotipi non sarebbero l’immagine ufficiale del gay. Se l’Italia fosse un paese laico verrebbero garantiti i diritti di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, etnia, orientamento sessuale o colore preferito. Ma purtroppo il nostro non è un paese laico. Nella speranza che un giorno lo possa diventare, vi auguro una buona serata.


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permalink | inviato da ScarletMilk il 26/11/2007 alle 20:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E tutti vissero gai e contenti
post pubblicato in Politics, il 19 novembre 2007

Tra uno scazzo e l’altro navigo per le placide e limpide acque del web. Vento moderato, rotta conosciuta, il sito di Repubblica è un porto sicuro. Visto che sono due/tre giorni che non accendo la tv ne approfitto per leggere un po’ cosa sta succedendo. E scorrendo i titoli leggo “è gay e va in tv a Ciao Darwin; il parroco lo caccia dal coro della chiesa”. Succede a Este, in Veneto. Mi viene un po’ da ridere.
Siamo (forse) in democrazia, quindi ognuno è libero di fare quello che gli pare, quindi niente da dire se il tipo è gay e canta(va) nel coro della chiesa, era catechista e chierichetto, è tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este. Sempre perché siamo (forse) in democrazia, ognuno è libero di fare quello che gli pare, incluso fare il proprio coming out in un programma culturale come Ciao Darwin, condotto da noti intellettuali, alti esponenti dell’intellighenzia italiana. Ognuno lo fa come gli viene. D’altra parte il tipo è tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este, quindi anche lui povera stella non c’ha colpa. No scusate, questo è un giudizio ingiusto e di parte. Cancellatelo dalla mente. Proseguiamo. E focalizziamo sulla figura del parroco di Este, che sorvola quando intervistato sull’argomento. Lo so che adesso tutti mi diranno “ce l’hai sempre su coi preti”. E in effetti è un po’ vero, visto che il prete del mio paese mi ha dato del brigatista (ma mica sapeva che sono finocchio, era solo perché avevo smesso di andare a messa…figuratevi un po’ se l'avesse saputo!). Quindi un po’ di soda caustica rimane quando parlo dei preti, che ci volete fare. Però cazzo, per quanto mi stia sui coglioni uno che fonda un Circolo della Libertà e fa coming out da Bonolis…come faccio a bastonarlo se il prete lo espelle dal coro? Cioè, è vero, un po’ te la vai a cercare, ma d’altra parte se hai fondato un Circolo della Libertà vuol dire tante cose, tra cui che sei affine al pensiero Mediaset, guardi Maria de Filippi, ti appassioni a Uomini e Donne, probabilmente ritieni che il tg5 sia un faro di informazione, il tuo referente culturale è Giuliano Ferrara e il non sai decidere se preferisci Apicella o Gigi d’Alessio come poster in camera, di fianco ovviamente alla foto di Silvio e a quella della Brambilla, che consideri una gran figa nonostante la tua omosessualità. Anzi, sicuramente te la sei andata a cercare, perché a una persona di buon senso non viene in mente di andare a Ciao Darwin. Tantomeno gli viene in mente di andarci per fare il coming out (non vedo l’ora che sia domani sera, per vedere il puntatone). Quindi diciamo che volevi farti pubblicità. Ma tutto questo fa parte di te, è il tuo cervello berlusconizzato che te lo ordina. Ma il prete? Ma scusate…la Chiesa non predicava la tolleranza? La migliore amica di mia madre (una suora, quindi non mi si accusi di ignoranza riguardo a tali questioni) dice che gli omosessuali devono essere accolti nelle comunità cattoliche (ovviamente dopo la loro ammissione di colpa e la promessa di non peccare più…cioè per cantare nel coro della chiesa bisogna farsi castrare – fortunatamente al giorno d’oggi solo metaforicamente e non più fisicamente come ai bei tempi). E questo parroco lo espelle dal coro. Cioè, mi sta sempre sui coglioni il tipo. Ma mi sta più sui coglioni il prete.

Conclusioni: la Chiesa odia i finocchi, la destra italiana odia i finocchi, una parte della sinistra (sinistra?) italiana odia i finocchi. Il problema è che il papa probabilmente è finocchio, la Chiesa è piena di finocchi, nella destra italiana ci sono finocchi e ci sono pure in quella parte di sinistra (sinistra?) sopra citata. È un problema bi-partisan. Propongo un bel disegno di legge per l’espulsione dei finocchi dal Bel Paese, colpevoli della compromissione della moralità, responsabili del disfacimento della famiglia, sicuramente pedofili (perché finocchio è sinonimo di pedofilo) quindi criminali. E poi diciamocelo (LaRussa-style), è colpa loro se ci ci sono i clandestini, se le tasse sono alte, se le strade non sono sicure, se il treno è in ritardo e pure se la maggioranza dei delitti avviene "in famiglia". Tale disegno di legge trasversale verrebbe approvato con percentuali bulgare. Anzi no, lasciamo stare la Bulgaria, non vorrei che si offendessero per il paragone con l’Italia. Diciamo che verrebbe sicuramente approvato. E finalmente si instaurerà il dialogo tra destra e sinistra. E tutti vissero gai e contenti.


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permalink | inviato da ScarletMilk il 19/11/2007 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
No al degrado?
post pubblicato in Politics, il 1 novembre 2007

Uno si vede arrivare un sms con un link, ci va a vedere e cosa trova??

Questo: 



Poi dai un occhio al sito in generale. Non dice nulla. solo una grafica molto bella e il riproponimento dell'etica cattolica, con dieci manifesti sui dieci comandamenti e poco di più.
Secondo me è uno scherzo, oppure sono un gruppo sparuto di cretini che hanno studiato design (perchè la grafica è davvero bella). Ma hanno studiato design e basta. Fanno riferimenti a San Tommaso (???) e mettono come "manifesto" dell'atto impuro due ragazzi (tra l'altro due bei tocchi di gnocco) che slinguazzano. Ma...l'atto impuro non era TUTTO a parte il sesso tra coniugi finalizzato alla procreazione? E allora perchè non c'è una foto che riguardi la prostituzione piuttosto che la pedofilia?
E poi mi devono spiegare una cosa: cos'è il degrado secondo loro? Perchè qui pare che tutto ciò che non è cattolico diventi automaticamente "degrado". A casa mia il degrado è il male della società, la violenza, la criminalità, il vandalismo. Di sicuro non due ragazzi che si baciano.


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permalink | inviato da ScarletMilk il 1/11/2007 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Download Aggiornamenti #4: PRETI FROCI
post pubblicato in Diario, il 16 ottobre 2007

Ho visto qualche tempo fa quella puntata di Exit. L’ho vista tutta nonostante il dibattito fosse inesistente, gli ospiti inadeguati, le domande scontate e le risposte fuorvianti. È bastata una trasmissione di quel calibro (e, per chi non l’avesse intuito, è da leggersi in tono ironico) per scatenare le ire del Vaticano. Allora secondo me è così: l’ira del Vaticano è fasulla e la storia dell’importante prete coinvolto e smascherato è una montatura. Dato che già altre volte la Chiesa è stata accusata di “insabbiare” i problemi (vedi inchieste su preti pedofili delle Iene), questa volta ha cambiato strategia e ha deciso di trovare il capro espiatorio e, per una volta, dare una parvenza di coerenza. È bastata una trasmissione ingenua, dove si chiamavano ospiti di parte (tipo cattolici) e dove la controparte non è stata lasciata parlare per più di cinque minuti (don Barbero ha detto due cose ed è stato interrotto una decina di volte da un sedicente psichiatra – che tra parentesi era quello che la CEI aveva in via ufficiosa mandato come proprio rappresentate, quindi non lo si poteva dire uno scienziato in senso stretto, piuttosto un portavoce), durante la quale sono stati mandati in onda filmati che sono poi stati screditati dagli ospiti (perché sostengono che potevano benissimo essere stati creati ad hoc con attori). Cioè praticamente cazzate. Se avessero parlato di altri argomenti ben più gravi (e mi pare che ce ne siano in questo mondo di questioni più importanti dei preti finocchi, fenomeno noto a tutti dai secoli nei secoli amen) nessuno avrebbe fiatato. Invece siccome nella stessa frase si diceva Chiesa e poi si diceva anche gay allora è parso opportuno intervenire. Non si sa mai che qualcuno non avesse ben chiara la posizione ufficiale sull’argomento: i froci sono fenomeni da baraccone, vanno accolti nelle comunità ma solamente dopo una loro ammissione di colpevolezza, promessa di astensione e pubblica umiliazione. E ogni volta sento nelle orecchie la musichetta del luna park, guardo sul palco e tra la donna cannone e la donna barbuta vedo un “finocchio pentito”. E mi viene da piangere, ma questa è la carità cristiana.


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permalink | inviato da ScarletMilk il 16/10/2007 alle 22:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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