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Autobiografia tragicomica
trasloco
post pubblicato in Personals, il 24 ottobre 2009
A causa dell'instabilità della piattaforma, da oggi ScarletMilk si trasferisce qui:

http://scarletmilk.wordpress.com/

Senza rancore al Cannocchiale, che per molto tempo mi ha permesso di scrivere liberamente i cazzi miei e di incontrare molta gente.



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saudade
post pubblicato in (Do) I love Milano (?), il 20 ottobre 2009
Milano.
Non avrei mai pensato che mi sarebbe mancata così tanto.
O forse è la vita che facevo là, non Milano in sé. Anzi, sicuramente è così. Perché Milano è, e resta, un posto invivibile. Ma in quel posto invivibile avevo trovato una mia dimensione.
Uscire la sera senza dover fare 20 km per raggiungere il primo avamposto di civiltà. Un appartamento mio. Gestirmi il mio tempo. L'aperitivo. Le serate a vagabondare attraversando la città perché non ci sono abbastanza soldi per il taxi. La Galleria deserta alle quattro del mattino. Il rumore del tram. Il tremolio della metropolitana. La folla in cui perdersi. Le stazioni. I negozi. I palazzi liberty, quasi tutti con una farmacia nell'angolo (quasi che il liberty porti sfiga). I vicoli del centro storico. I grandi viali di periferia. I grattacieli e le case a ringhiera. Il ritrovo radical chic di fianco al locale fighetto pieno di brianzoli figli di Papi.
Senza contare le persone.
Mi manca Milano.



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latrati notturni
post pubblicato in Personals, il 18 ottobre 2009
Stasera sono uscito a bere qualcosa con la Glo e Raffo.
Torno a casa e come al solito metto la macchina in garage. Il cane è dentro e mentre io faccio manovra se ne va nel prato come al solito. Poi torna dentro e mi guarda sospettoso e incuriosito mentre chiudo il portone, studiando le mie mosse.
Non faccio in tempo a fare le scale e me lo ritrovo dietro, che sale. Mi guarda, come a dire "te fatti i cazzi tuoi" e si infila nell'appartamento dei miei.
Io salgo al secondo piano, a casa mia. Svuoto le tasche, mi siedo sulla poltrona e faccio per togliermi le scarpe quando...

WOF!

Oh cazzo il cane che abbaia e i miei che dormono. Stai a vedere che è davanti alla porta chiusa della camera dei miei e vuole entrare.
Scendo, lo cazzio mentre mia madre nel dormiveglia impreca e biascica qualcosa tipo "ecco lo sapevo". Lo porto giù. Quando risalgo vedo mio padre alla porta.
Padreeh: "L'hai portato giù?"
Io: "Eh sì"
Padreeh: "Ma tanto fra mezzora torna su...."
Io: "Beh almeno non chiudere la porta della camera così non rompe i coglioni se vuole entrare..."
Padreeh: bestemmia imprecisata "... ma che palle di cane..."
Io: "Gli hai fatto capire che può salire... gli lasci le porte aperte... ha ragione anche lui a sbragarti i maroni se ne trova una chiusa"
Padreeh: "Vabbè buona notte"
Io: "Buona notte... se te lo trovi nel letto fallo scendere prima che lo veda la mamma o le prende un colpo"

Ecco cosa si ottiene ad educare un cane come un figlio, a chiamarlo "Mattia" (e a chiamare me "Lothar") e a viziarlo troppo. Poi comanda lui e se decide che vuole salire in casa a dormire LO FA. E se trova qualche intoppo, tipo una porta chiusa, abbaia. Chiamatelo scemo.



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vacca boia maiala
post pubblicato in Politics, il 15 ottobre 2009
Ma cazzo.
Ora. Per chi non mi conosce. Pensate un po' a come parla Bersani e leggetela così (non che mi stia particolarmente simpatico, ma l'accento più o meno è quello).
Dicevo.

Ma cazzo.
Ma io vorrei sapere una cosa. Arrivo a casa e apro il computer. E sento di due nuove aggressioni. Una a Roma e una a Napoli, contro persone che mica fan niente di male se non vivere la propria vita. Allora te sei lì, stai passeggiando, ti stai facendo i cazzi tuoi. Sbuca fuori un coglione che ti punta il coltello ai maroni e ti offende. Ma mica perché te lo meriti, ti offende perché sei come sei.
Che poi io vorrei sapere, a 'sti deficienti qua, cosa gliene frega a loro di quel che faccio io a casa mia.
Allora uno è lì che passeggia e gli puntano il coltello e mica lo derubano. Gli dicono che è un busone. Ma saran ben cazzi miei se son busone, no?
Ecco allora. Ma zio bél, poi uno si demoralizza perché non si può più farsi i cazzi propri, no? E poi ci pensa su un minuto e gli viene in mente che c'era una discussione su una legge per punire chi si metteva a puntare coltelli ai maroni della gente solo perché li usava in maniera diversa. E invece? E invece una mazza. Perché salta fuori l'invornita di turno che si mette a dire cazzate e poi vota contro. Oh ma cazzo, io sarò pur busone, ma mica vado dalla Binetti a farla diventare busona anche lei. E allora porco mondo boia, che cazzo ci sta a fare quell'altra lì? Ma zio scandiano, ma se una rema contro... REMA CONTRO! Oh, ma lo vuoi capire Franceschini che quella lì rompe i maroni e basta? Che lo sapevi, te l'aveva detto anche lei che portava il cilicio vacca boia, allora i miei maroni saran ben liberi di andare in giro senza che salti fuori qualche cretino che me li vuol tagliare, che tanto la Binetti non dice niente anzi magari è contenta. Fuori dalle balle! Che non è mica solo una fola da fascisti, questa qua, è una roba da intolleranti. E se una disgraziata come quella lì poi gli dà degli appigli, poi quelli li usano, stan mica lì a dire che non li usano perché le ha dette una del PD. 
Oh là. Mi son sfogato.

(e ringraziate il cielo che non mi piace scrivere come veramente si parla da queste parti, che altrimenti non erano solo quattro righe sgrammaticate e un po' sconnesse, ma erano quaranta righe. Di cui quattro sgrammaticate e un po' sconnesse e trentasei di madonne)

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permalink | inviato da ScarletMilk il 15/10/2009 alle 19:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
smelly means healthy
post pubblicato in Personals, il 14 ottobre 2009
Attenzione. Il seguente post è ad alto contenuto di surrealismo e l'oggetto in questione, benché non pornografico, potrebbe urtare la vostra sensibilità o il vostro buongusto.




Questa non mi era mai capitata. Lo so, è terribilmente fuori luogo dopo l'ultimo post, ma non posso fare a meno di riferire conversazioni tremendamente surreali a distanza.
Da qualche parte nel web ho un profilo su un sito gay mondiale su cui non mi contatta mai nessuno, anche perché non ho foto se non una del viso (e sui siti gay tirano più altri soggetti fotografici). Ma oggi mi arriva un messaggio mail che mi dice, dopo secoli di silenzio, che qualcuno mi ha scritto. Allora vado sul sito e ringrazio il sistema di salvataggio delle password di safari (che mica mi ricordavo io che password era) e mi si apre la finestrella pop-up. La conversazione è in inglese.

Lui:"Nice Italian man!"
Io: "Hey... where from?"
Lui: "In Boston here.. I guess you're uncut.. I hope you don't clean your penis every time you shower!"

Dopo un'iniziale perplessità mi dico che sarà uno di quei feticisti che comprerebbero mutande sporche dai distributori come in Giappone, per cui rispondo in modo da dissuaderlo.

"I don't think it's your business, but actually I do clean my penis every time I shower, this means once a day"

E pensavo di averlo sbolognato, ribadendo la mia igiene personale e fugando ogni dubbio. E invece qui viene il bello.

Lui: "Well, it's just not healthy to clean your penis everyday when you're uncut man... and you should NEVER use soap on it. That would kill beneficial bacteria that protect your from urinary tract infections. It would wash off protective oils your foreskin produces that prevent micro tears from occurring during sex or jerkin' off... it would also deplete your penis from powerful pheromones your foreskin secretes... The best way is to only give it a quick rinse with water only when needed, once every 7 to 10 days for most, or once to twice a week for other guys who get cheesy very quick... But a smelly penis is a healthy penis! For more info, check out foreskin dot org slash smegma... the pictures are very graphic but are just there to illustrate what a built up would look like... Rinsing it once or twice a week will prevent build up...
I hope that helps!"

Sono sconvolto, perché per la prima volta in vita mia uno sconosciuto di Boston mi fa una lezione di igiene intima (se così si può dire) a distanza, senza peraltro aver mai visto "it". Cioè, ma tu, cricclone americano che non sai cos'é il bidet, come ti permetti di dire a me, italiano, che "a smelly penis is a healthy penis"???

Io: "....am I on candid camera on-line? Can you see my reaction thru my webcam? Or are you a doctor?"
Lui: "I am a doctor... [e poi ricomincia] The best is to pick a day of the week to rinse your penis head off, like on Mondays before work to make it easier to remember... of course you can wash your penis shaft balls and pubic hair every day, but with water only! Do you pull your foreskin back when you piss?"

Al che mi incazzo. Che cos'é, l'andrologo a distanza? Ma ti ho chiesto qualcosa? Mi stai visitando? Ho dei problemi di salute che tu, medico americano, riesci a percepire da segnali che noi comuni mortali non riusciamo a comprendere? Chi sei e cosa vuoi?

Io: "Actually, I am Italian. I live in Italy. We have one of the best health care system of the world and I never heard a doctor telling me something similar. So don't feel outraged if I tell you that I'm gonna trust my personal doctor. My penis is perfectly healthy, it perfectly works and totally satisfies me and my partners, even after 25 years showering. That's all, american doctor :P"

Detto ciò vado a fare un giro sul sito che mi ha indicato, dove scopro che lo smegma non è altro che lo sporco. E sull'enciclopedia medica che sta in salotto si dice anche chiaramente che è buona abitudine l'igiene intima giornaliera onde evitare che si formi la sostanza chiamata smegma, che favorisce la crescita di batteri e funghi, aumenta la probabilità di tumore al pene e facilita infiammazioni varie che poi vengono trasmesse ai/alle partner.

Ecco. Credo che d'ora in poi avrò serie difficoltà a interagire con un ragazzo americano. Ma serie davvero.

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ciao
post pubblicato in Personals, il 13 ottobre 2009
Non credo ci siano parole adatte a certi momenti. Non ne ho parlato ieri perché di fatto non sapevo cosa dire, ma oggi ho metabolizzato il fatto e posso salutarti a modo mio.
Non accetto il tuo gesto, ma conoscendoti posso comprenderlo. Certamente, per essere arrivata a una decisione così drastica come gettarti nel vuoto e volare per più di cento metri, dovevi essere proprio stanca. Esausta di quella famiglia ipocrita che per troppo tempo ha finto che tutto fosse perfetto prima di sgretolarsi sotto il peso delle cose non dette. Esausta di quella vita che non ti ha dato molto. Esausta di dover fare i conti con un passato che ti avrebbe resa indesiderabile agli occhi delle persone "normali". Esausta infine di quelle persone che ti hanno voltato le spalle, e che domani ci scommetto i maroni che saranno tutte lì a piangerti.
Domani verrò a salutarti, ma me ne andrò prima della cerimonia. D'altra parte, tu lo sapevi molto bene, sarebbe ipocrita da parte mia presenziare al tuo funerale.
Mi hai sorpreso, nonostante fosse un pezzo che non ci si sentiva. Eri sparita, ti eri creata una tua vita (come me d'altronde, anche se per motivi differenti). L'ultima volta che ci siamo sentiti mi chiedevi di non dire a mia madre (e di conseguenza alla suora) dove ti trovavi, per evitare di tornare in quella comunità dove ti legavano e ti picchiavano.
Spero che dove sei ora nessuno ti leghi o ti picchi più. Lo spero davvero.
Ricordando l'infanzia e l'adolescenza, con un po' di amarezza, ti saluto.



permalink | inviato da ScarletMilk il 13/10/2009 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
epifanie retoriche
post pubblicato in Politics, il 12 ottobre 2009
Ma secondo voi è più grave l'omicidio di un gay single o di un padre di famiglia?
L'inquietante interrogativo arriva da Renato Farina, un uomo un perché, che scrive sul Giornale berlusconiano a proposito dei fischi al ministro Carfagna, assente alla manifestazione anti omofobia.
Non è il caso di dilungarsi sulla salute mentale di chi ha posto il quesito, la risposta sarebbe estrapolabile da un qualsiasi Bignami di psicologia. O da un generatore di insulti di quelli che facevamo col Pascal Turbo durante le ore di informatica al liceo.

Ma, nonostante lo schifo che mi sale davanti a cazzate del genere, leggo tutto. E ho una epifania.
Ho scoperto il segreto per dire tutte le schifezze immonde che si vuole.
Basta anteporre alla schifezza la premessa fondamentale della presa di distanza in ogni caso, per poi proporre al lettore due versioni della schifezza. Come nei test psicologici, tra i due mali scegli il minore. Un po' come andare a votare, del resto.

Ecco quindi che io dico una frase a caso per dimostrare che posso sostenere la più assurda delle tesi fingendo di non sostenerla.
Mettiamo che io sia un allevatore di bovini e che tragga profitto dall'allevarli nel minor spazio possibile. Ecco che potrei dire qualcosa del genere:
Certamente l'allevamento intensivo dei bovini è inaccettabile dal punto di vista sanitario e dal punto di vista delle condizioni anche psicologiche dell'animale, ma di fronte al caso estremo è meglio una mucca malconcia in una gabbia o una famiglia in gita che sbanda perché si trova una mucca sulla strada?
Viene da sè che si preferisce la mucca malconcia alla strage stradale.

Con questa tecnica si possono dire le più enormi boiate senza subire le adeguate e proporzionali conseguenze. Mi sa che la userò spesso per convincere la gente a fare ciò che voglio. Magari aggiungendo qualche gattino che muore o qualche cagnolino abbandonato. E un po' di gnocca che non guasta mai.
Come dite?
Ah, lo fa già Studio Aperto? E anche il TG2? E il TG1? E il TG5?
Vabbè fa niente, sarà per la prossima intuizione geniale.

[per la cronaca, ma anche per favorire la naturale regolarità, l'articolo è qui]
lezioni di cucina
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2009
Sarà che halloween si avvicina, sarà che girovagano solamente idee stantie e che le date di scadenza sono ampiamente sorpassate. Fattostà che in studio (sì, quel mondo fatato dove passo circa 12 ore al giorno gratis) l'ingegnere parmigiano che sta di fronte alla mia postazione oltre a non staccarsi un picosecondo dal telefono ascolta Radio Bruno.
Radio Bruno, per chi non lo sapesse, è una radio locale emiliana che trasmette un po' di tutto. Ma essendo emiliana ha una predilezione per artisti conterranei. Ed ecco che si spiega il motivo del post.
Sono otto giorni che Radio Bruno manda, a intervalli regolari di circa due minuti, la versione di Creep di Vasco. E io, già al limite della pazienza un po' a causa del blaterare dell'ingegnere parmigiano (e non avete idea di quanto risulti insopportabile l'accento parmigiano per un reggiano che ha vissuto a Milano), un po' a causa degli orari da schiavo, sono seriamente sull'orlo di una crisi di nervi.

Ricetta per la crisi di nervi di Scarletmilk.
Prendete circa due etti di un testo così:

When you were here before/couldn't look you in the eye/you're just like an angel/your skin makes me cry/you float like a feather/in a beautiful world/and I wish I was special/you're so fuckin' special.
But I'm a creep, I'm a weirdo/what the hell am I doing here?/I don't belong here.
I don't care if it hurts/I want to have control/I want a perfect body/I want a perfect soul/I want you to notice/when I'm not around/you're so fuckin' special/I wish I was special.
But I'm a creep, I'm a weirdo/what the hell am I doing here?/I don't belong here.
She's running out again, she's running out/she's run run run running out.
Whatever makes you happy/whatever you want/you're so fuckin' special/I wish I was special.
But I'm a creep, I'm a weirdo/what the hell am I doing here?/I don't belong here/I don't belong here.

Ora che l'avete ben capito, amalgamatelo fino ad ottenere un composto omogeneo di cazzate, luoghi comuni e Vasco Rossi. Aggiungete qualche frase fatta, copiate pari pari la confezione (basta un po' di colla vinilica... fatto?) e infornate a 280°C per circa un'ora.
Quando sfornerete il risultato sarà:

Guarda che lo so/che gli occhi che hai/non son sinceri/sinceri mai/neanche quando ti svegli/NANANA/tanto è lo stesso/soffro anche spesso (?)
Ma sono qui/amo dirtelo/voglio restare insieme a te/ad ogni costo.
Guarda che lo so/mi tradirai/io ti conosco/e lo farai/anche senza rispetto/NANANA/tanto è lo stesso/soffro anche spesso.
Ma sono qui/amo dirtelo/voglio restare insieme a te/ad ogni costo/ad ogni costo.
Guarda che lo so/che gli occhi che hai/non son sinceri/sinceri mai.
Ma sono qui/amo dirtelo/voglio restare insieme a te/ad ogni costo/ad ogni costo.

Da non sottovalutare un aspetto: la traduzione, con rispetto parlando, non è fatta secondo canoni di significanza, bensì di assonanza.
Spesso=Special
Ma sono qui=But I'm a creep
Amo dirtelo=I'm a weirdo
Ad ogni costo=I don't belong here
Le uniche frasi che si discostano sono quelle alla Vasco, tipo "vogliorestareinsiemeatééééé" e "nanana" (ma quest'ultima neanche poi tanto).

P.S.
Lo so che non gliene frega un cazzo a nessuno, ma visto che questo è il mio blog posso scrivere anche un post fatto di NANANA, come probabilmente sarà la prossima canzone di Vasco. Beh insomma. Ho la tonsillite. P(artito) D(emocratico) [chi ha come sogno erotico Bartezzaghi capirà cosa volevo scrivere, ma che la decenza mi impone di mascherare]

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permalink | inviato da ScarletMilk il 5/10/2009 alle 21:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
einsteigen bitte, zurück bleiben bitte
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2009

Ogni volta è un trauma andarci. O meglio, ogni volta è un trauma andarsene.
Restano le impressioni, ma soprattutto la voglia di tornarci. E vi si lascia un pezzettino di anima.
Il sommesso ed educato chiacchierare della silenziosa U-Bahn. La torre di Alex, che si vede da ogni angolo. Prenzlauerberg e i suoi viali alberati. Friedrichshain e il suo aspetto riciclato. I palazzi di vetro. E quelli di pietra, con i buchi delle mitragliatrici. I cantieri infiniti di una città in eterno divenire, senza un centro e quindi con molti centri. Il fiume. L'odore dei treni. Il cielo.
Tutto contribuisce a creare quella sensazione piacevole che si prova, di essere a casa. Nonostante sia una città difficile, enorme, a tratti spiazzante e incomprensibile.
O la si ama o la si odia, non ho mai sentito un parere che mediasse tra il nero e il bianco. Berlino è così. Berlino è. E se tu non ti adatti a lei, una vecchia signora saggia che ne ha passate veramente troppe, di certo non sarà lei a venirti incontro. Pretende il corteggiamento, non è frettolosa. Ma se assapori una sola volta l'atmosfera, se per un istante fai lo sforzo di sentirti solidale con il suo movimento, te ne innamori perdutamente e non puoi più farne a meno.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 30/9/2009 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
il primo giorno
post pubblicato in Personals, il 14 settembre 2009
d'autunno. Stamattina mi sono svegliato grazie a un simpatico tuono che ha fatto vibrare tutto il vibrabile al tenero orario delle 6:53. Nel dormiveglia sentivo il rumore delle (poche) macchine navigare lungo la provinciale. Tergicristalli in fermento.
Un freddo cane, l'aria dai monti scendeva impetuosa e una pioggia battente e decisamente autunnale scendeva da un cielo che gradualmente passava dal color antracite al color ghisa invecchiata.
Nel frattempo facevo colazione con il mio caffè, il primo di una lunga serie, e mi infilavo in macchina alla volta di Reggio.
Dopo un'ora e un quarto di viaggio (per fare ben 24 km, tanto per rendere l'idea) arrivo al parcheggio scambiatore e aspetto il bus mentre il peso del computer (con alimentatore e mouse) e della tesi tenta di segarmi via la spalla. Il primo G passa, fa salire quattro persone e poi chiude le porte in tutta fretta e fugge indicando il semaforo verde, facendoci intendere che "o adesso o mai più". E io e una signora rimaniamo sotto la pensilina, quella disegnata da un architetto che non conosce molto bene l'esistenza delle scossaline, che più che riparare dalla pioggia la invita a infiltrarsi nello spazio coperto sotto forma di enormi goccioloni. Mi sento a casa quando la signora tira una madonna in dialetto. Poi arriva il secondo G, e stavolta ci fa salire. Poche fermate per raggiungere Corso Garibaldi, poi neanche il tempo di una sigaretta per svoltare in via dell'Erba e ritrovarmi davanti al palazzo dove si presume passerò gran parte del mio tempo da oggi in avanti.
Lo studio è bello, grande, sistemato al piano terra di un bel palazzo con i soffitti decorati a grottesche. Mi accoglie una giovane architetto che mi presenta a una ventina di visi di cui non ho avuto il tempo di memorizzare i nomi corrispondenti. L'atmosfera è cordiale, sono tutti giovani. C'è il caffè per tutti, fatto con la moka nel cucinino nell'interrato.
E poi comincia la mia giornata lavorativa.
Si familiarizza con la questione, il piano per un grande ospedale nel torinese. Si deve portare a termine uno studio di fattibilità, cosa che si è sempre sentita nominare ma che, di fatto, non ha mai assunto una connotazione precisa nell'immaginario dello studente. Ecco che mi si palesa il significato di quelle parole. Ed ecco che vengo accompagnato al mio computer, con una mia password, un mio numero di telefono e una mia mail.
Si comincia.
Certo, non è quel lavoro alla Fuffas. Qui l'architetto è un tecnico, non un artistoide che per metà del tempo dice cazzate. La professione come è nella realtà. Non si parla di archistar, né di concetti aulici. Al paziente di un ospedale non gliene frega granché se l'edificio è l'espressione verticale di un disegno territoriale orizzontale più ampio, né gli interessa sapere dove passassero gli assi della centuriazione romana. Ma di sicuro gli preme che l'ospedale funzioni, ed è questo che si deve fare. Se poi è anche bello, tanto meglio. E se poi è anche relativamente poco costoso e studiato per durare ed essere pure autosufficiente, beh, è tutto di guadagnato per il Sistema Sanitario. Che poiché è pubblico si ripercuote direttamente sulle tasse che paghiamo.
Non sembra male. Certo, nei miei sogni di gloria non mi ero mai immaginato alle prese con una questione del genere, ma poiché non sono capace di fare un beneamato cazzo credo che sia qui che si possa imparare qualcosa. Certamente si impara di più che non andando in uno studio a preparare concorsi per far fare bella figura al titolare, riproducendo all'infinito un esame universitario che non finisce mai e il cui esito è spesso già scritto.
Oltretutto, mentre per la seconda opzione mi sono sentito dire solamente dei "facciamo un periodo di prova non retribuito di tre, quattro, cinque, sei (infinito) mesi e poi vediamo", per la prima opzione mi è stato detto "finché non sarai abilitato faremo contratti regolari di tre o quattro mesi, poi una volta ottenuta l'abilitazione entreresti con un contratto a tempo indeterminato".
Io non ci sputo sopra.



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epifania
post pubblicato in Diario, il 10 settembre 2009
Sto ridendo di gusto leggendo un simpatico articolo di un importante quotidiano nazionale, che riporta una lettera del Vaticano a tutte le conferenze episcopali del mondo (ma in modo particolare a quella di un determinato paese). Lettera in cui la frittata viene rigirata con abilità straordinaria, dicendo che l'ora di religione nelle scuole non può essere un'ora in cui si spiega l'idea platonica di Religione (quella con la maiuscola, che comprende di conseguenza tutte le religioni del mondo) perché questo significherebbe discriminare (avete letto bene, discriminare) chi crede in una religione in particolare, in questo caso il cattolicesimo. Sì perché i genitori hanno dei valori che vogliono trasmettere ai figli, per cui se arriva il primo stronzo a spiegare che esistono altre religioni e magari commette il peccato mortale di dire che non esiste una religione giusta e una sbagliata, può succedere che nelle testoline dei giovini virgulti si crei della confusione.
Si parla di "indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni". Quindi si suppone che tutti i genitori d'Italia siano d'accordo. Siamo tutti cattolici, quindi? Siamo tutti italiani, di conseguenza siamo tutti cattolici? Parrebbe di sì.
Tu pensa, sono cattolico. E mica lo sapevo io.

(scena 1; nello studio del prete)
[san polo d'enza, italia, un settembre di qualche secolo fa] 
(tipo nei peggiori telefilm, quando sullo schermo le lettere si stampano stile macchina da scrivere)
Prete: "secondo me sei un ragazzo molto solo"
Io: "non credo proprio... il fatto che non frequenti più la parrocchia da anni non significa necessariamente che io sia solo"
Prete: "e dimmi, quali sono i tuoi interessi?"
Io: "ah ne ho tanti, molteplici e diversificati... ma non credo che le interessino"
Prete: "e con il tuo spirito? ogni essere umano ha bisogno di alimentare il proprio spirito"
Io: "ho la fortuna di avere un'ottima professoressa di filosofia"
Prete: "stai attento alla filosofia, anche le brigate rosse hanno iniziato così, rinnegando Dio in nome della filosofia"
Io: "se io sono un brigatista lei è una grandissima testa di cazzo. Ora, se mi vuole scusare, devo andare a crogiolarmi nella mia solitudine leggendo Marx"
(esco sbattendo la porta)

Ecco, credo che questo basti per dire che non sono cattolico.
Ma quindi non sono neanche italiano?
Epifania!

(questa frase viene aggiunta dall'odioso senso del dovere di chi tiene questo blog, che al momento sta saltellando in cucina gridando "Non sono italiano! Il mio Presidente del Consiglio non è un mafioso ipocrita puttaniere che si crede superman!" alternando risatine isteriche a guaiti di gioia)



permalink | inviato da ScarletMilk il 10/9/2009 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
emilia
post pubblicato in Personals, il 9 settembre 2009
Drin.

Drin.

Driiin.

Driiiiiiin.

"Pronto?"
"Pronto, sono la Wanda. C'è la Fulvia?"
"Mi sa che ha sbagliato numero"
"Vacca boia mi scusi veh!"

Click.

(...)



permalink | inviato da ScarletMilk il 9/9/2009 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
civiltà
post pubblicato in Personals, il 8 settembre 2009
Ok, degli altoatesini si può dire tutto quello che volete. Hanno un tenore di vita altissimo a spese delle altre regioni, godono di privilegi pazzeschi per il fatto che la loro lingua madre è il tedesco, sono un po' stronzi con gli italiani... andate avanti voi.
Ma poiché i miei genitori sono fanatici delle dolomiti e si sono comprati una casa, al momento di guardare il mappamondo per cercare un luogo dove andare a lavorare anche solo temporaneamente mi son detto "e perché non Bolzano?".
Sì perché gli altoatesini saranno quel che saranno, ma io amo quei posti e li sento un po' casa mia. Inoltre, grazie a tutti i contributi e le agevolazioni, sono riusciti a essere tedeschi davvero dal punto di vista architettonico. Ovvero costruiscono bene, consapevolmente, contemporaneamente. Credo che da un'esperienza lavorativa in Alto Adige (o Tirolo Meridionale, come vogliono chiamarlo loro) si possa imparare moltissimo, senza andare per forza in un altro paese o impararsi una lingua.
Ecco perché, tra i milioni di studi a cui ho mandato il mio curriculum, quattro si trovano a Bolzano o Bozen o come vi pare.
Fattostà che, mentre gli studi di architettura italiani non ti cagano minimamente (neanche per dirti "grazie, ma non ho bisogno"), gli studi di Bolzano si dimostrano superiori. Civili.
Oggi ricevo una mail che mi lascia sbalordito.

Egregio M. V.,
Grazie per la sua richiesta, ma pur trovando interessante il suo curriculum le devo dire che al momento siamo al completo. Però le posso dare l'indirizzo mail del signor M. K. della ditta D.
Loro al momento stanno cercando un architetto per allargare il loro team.
Sperando di essere stato d'aiuto, le auguro buona fortuna.
Cordiali saluti
Arch. P. P.

Non lo trovate straordinario?
Io lo trovo straordinario. Vi assicuro che di curriculum ne ho mandati, ma NESSUNO si è mai preso la briga di rispondermi se non aveva intenzione di fissarmi un colloquio. Tranne questo studio e altri tre, sempre di Bolzano.

Avranno tutti i difetti del mondo, ma non si può dire che non siano civili.



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mostri svedesi
post pubblicato in Personals, il 6 settembre 2009
Venerdì pomeriggio. Bella giornata di sole, con un vento schifoso che ti porta via. Il giorno ideale per starsene tranquilli a casa a godersi la condizione di disoccupato, magari leggendo.
E invece Madreeh ha la splendida, raggiante idea.
"Tesoro, mi faresti un regalo?"
"...mmm?"
"MI PORTI ALL'IKEA?".
Non essendo più studente, non potevo accampare la scusa "no devo studiare", per cui ho rapidamente analizzato i pro e i contro. Se non l'accompagno all'IKEA poi comincia a rompere con la storia che ho sempre tempo per gli altri ma per lei mai, che è l'ultima ruota del carro e che da adesso la smette di far da mangiare (capirai...) e di fare il bucato e via dicendo. Se l'accompagno all'IKEA vado incontro a un tragico destino fatto di soste ogni cinque minuti, bombardamenti a tappeto di domande inutili, ricerca infruttuosa di oggetti insulsi. Ma evito lo stillicidio della donna nessuno-mi-caga e soprattutto passo dal reparto gastronomia svedese e mi prendo le patatine all'aneto.
Ok, andiamo.
Seguono ore interminabili di code in tangenziale a Parma, e poi di code interminabili per bere un caffè shakerato ("magari qui sono capaci di farlo... ma come lo facevi tu al bar non lo fa nessuno" dice Madreeh, senza rendersi conto che siamo al bancone del bar da TRE ORE perché lei deve centellinare un orribile caffè shakerato fatto con la macchinetta e con dentro decisamente troppi cubetti di ghiaccio).
E poi il reparto mobili, con i mini-appartamenti allestiti, e le domande tediose. "Quanto costa questo?", ripetuto per ben centosettantatre volte, porta ad una reazione negativa dell'interpellato, che a un certo punto sbotta e dice con tono decisamente alterato "Cazzo ma leggi un cartellino! C'è il disegno che ti dice cosa minchia è e sotto c'è scritto quanto costa! Sono ventisei chilometri di esposizione che mi fai la stessa domanda!".
Vabbè, sorvoliamo sulla tremenda reazione di Madreeh a queste ultime due righe.
Ma andiamo avanti nella descrizione: non aveva bisogno di niente (e ci credo, ha una casa di tre piani che è riuscita a riempire, infrangendo ogni legge fisica sulla massa e riproducendo ciò che di più simile esiste alla densità di una nana nera negli armadi del MIO appartamento). Però quei cuscini sono tanto carini (erano orribili), quelle tende sono tanto belline (erano orribili), ho bisogno di qualche scatola da mettere negli armadi ("che quell'orso di tuo padre non mi vuole fare l'armadio nuovo in garage e devo arrangiarmi con quello che trovo, solo che le scatole del mobdì sono brutte"), devo comprare un paio di piatti piani bianchi e ora che ci penso vorrei un cuscino bianco perché devo fare un abbinamento (questo succedeva il pomeriggio dopo il pranzo in cui mio padre annunciava solennemente che non sarebbero andati in montagna per risparmiare, che le cose vanno male, fottuta crisi - per la cronaca, sempre sullo stesso filone, la disgraziata stamattina mi ha chiesto se potevo ridisegnare il suo appartamento perché l'ha stufata).
Infine arriviamo - deo gratias - al reparto cibarie (senza aver comprato nulla, ma avendo fatto il giro del "mercato" almeno sei volte per cercare l'orribile cuscino di cui sopra). Dove la convinco a comprare le polpettine svedesi che, come chi di voi le ha provate almeno una volta in vita sua sa bene, sono a tutti gli effetti una droga.
Orbene, ieri sera ho cucinato le polpettine con apposito sughetto. Ma gli svedesi fanno le confezioni formato famiglia, per cui ne sono avanzate abbastanza da mangiarci il secondo anche oggi. Addirittura ne avanzavano tre, che ho dato al cane.
Non. L'avessi. Mai. Fatto.
Ormai il mio cane è un tossicomane. Non mangia i suoi granini. Oggi ha rifiutato una fetta di prosciutto. Però continua a leccare insistentemente la pirofila dove stavano le polpette, anche se ormai, come potete immaginare, è talmente pulita e bianca che ci si può specchiare.
Ho creato un mostro.



permalink | inviato da ScarletMilk il 6/9/2009 alle 1:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
primi giorni dopo il quarto di secolo, tra pioggia e fascisti informatici
post pubblicato in Politics, il 31 agosto 2009
Il mio primo giorno del mio secondo quarto di secolo (ovvero ieri) ho ricevuto il mio terzo regalo di compleanno: una giornata grigia e piovosa, autunnale, che per un po' ha allentato la morsa di caldo che mi torturava da due mesi. Per la cronaca, gli altri due regali sono stati un libro da parte della Kla e un oggetto meravigliosamente utile quanto impensabile da parte della Gio, ovvero un cuscinetto imbottito di palline di polistirolo con attaccato un piano a mezzaluna per poterci appoggiare il mac senza friggersi le gambe.
Il mio secondo giorno del mio secondo quarto di secolo (di conseguenza oggi) ho ricevuto il quarto regalo di compleanno: gli esiti degli esami del sangue (ovviamente perfetti, sennò che cazzo di regalo era). Inoltre mi sono auto-regalato un paio di cosine simpatiche per il mio mac, tipo 4GB di ram, l'upgrade a snow-leopard e (finalmente) una delle mie droghe preferite, simcity, in versione per mac.
Ora che il secondo giorno del mio secondo quarto di secolo volge al termine, mi trovo a cazzeggiare su internet in attesa dello slancio necessario per farmi la doccia, cosa di cui effettivamente ho bisogno. E mentre attendo che tale slancio si manifesti cazzeggio in facebook e trovo un test interessante. Si chiama "Quanto sei fascista?", e non riesco a trattenermi. Lo faccio, rispondo a tutte le domande diligentemente e aspetto il risultato. "Fascista al 101%, forse anche di più".
Ora, prima che vi spaventiate, tengo a precisare che delle venti domande circa diciannove erano di carattere storico generale, tipo dove fu esposto il cadavere di Mussolini, chi era la sua compagna, quando fu la marcia su Roma e cose così. Più una, forse due domande, in cui si discostava dalla nozionistica storica. Domanda mia personale: quanti di quelli che si ritengono veramente fascisti (gli amichetti del creatore del test per intenderci) avrebbero saputo rispondere? No perché vista la cultura media......
Ma la domanda fondamentale è: quel deficiente che ha fatto il test crede che essere fascista significhi sapere ciò che ogni italiano dovrebbe sapere? Non per altro, ma perché a me l'hanno insegnato a scuola. Con un filo di vergogna il professore ci insegnava che il nostro paese a un certo punto è diventato una dittatura che ha fatto scuola, che si è alleato con un pazzo sanguinario pervertito e chi più ne ha più ne metta, che ha promulgato le leggi razziali, che ha mandato al confino gli oppositori dopo avergli fatto una cura a base di olio di ricino e manganelli...
Inoltre, una volta finito il test mi aspettavo che mi si chiedesse tramite l'apposita finestrella se volessi o meno pubblicare il risultato sul mio profilo. E invece niente.
Cioè, su facebook esistono coglioni patentati che fanno i fascisti per gioco, ma lo fanno in incognito. Uno psicologo potrebbe lavorarci su per un bel po' e trarre le sue conclusioni.
Io, che non sono psicologo, traggo le mie: in questo paese di merda essere fascisti è diventato di moda. Speriamo che l'anno prossimo vada il fucsia.



permalink | inviato da ScarletMilk il 31/8/2009 alle 23:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
la ministra tace
post pubblicato in Politics, il 29 agosto 2009
Prima il signor Svastichella fa quel che fa, e ciò che ne consegue è il relativo arresto del gentiluomo e qualche parola di solidarietà dal Sindaco di Roma. Ma il gentiluomo in questione accusa la coppia che ha aggredito di aver commesso atti osceni, scatenando così la sua reazione di fronte a simili sconcezze (perbacco!).
Poi c'è il caso di Rimini, ma di questo se ne parla poco perché non fa audience.
Adesso salta fuori che una coppia gay di Caserta viene minacciata dai vicini, che li vogliono cacciare.
Infine mi vengono in mente un paio di cose, di quando stavo a Milano e leggevo la sezione locale dei giornali. Ricordo della chiusura della libreria Babele, in seguito a qualche disagio finanziario, con i commenti compiaciuti dei proprietari dello stabile (contentissimi di liberarsi di una tale spina nel fianco.. pensate un po', una libreria gay!) - ma pare che abbia riaperto altrove. E poi ricordo anche di aver letto della chiusura di un club per soli uomini, ma non ricordo il nome. Cercherò nella rete. Però mi ricordo che tale locale era stato chiuso in seguito alle ripetute lamentele di un residente nel palazzo, che chiamava in continuazione le forze dell'ordine (espressione che odio, ma non ricordo se c'entrassero i Carabinieri o la Guardia di Finanza). E che le forze dell'ordine in questione alla fine avessero chiuso il locale con la scusa di atti osceni in luogo pubblico, mettendo in campo il sistema di tesseramento dell'arcigay.
Ah, ricordo solo ora mentre scrivo. C'era stata anche la chiusura temporanea dello storico Lelephant, in seguito ad una retata e conseguente annotazione dei nomi dei frequentanti.
E l'aggressione a Brera, in pieno centro.

Non credo si possa parlare di "emergenza omofobia", ma se il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, con rispetto parlando, non si degna neanche di aprir bocca... beh non stupiamoci se l'ondata di omofobia arriva davvero, supportata da certi sostenitori della lega (vedi la telefonata a Radio Padania), della destra estrema e, last but not least, del centro cattolico e del PD (che non si esprime, as usual).


Aggiornamento: ho trovato l'articolo sul locale in questione, è a questo link, che per oscuri motivi non riesco ad inserire in un collegamento ipertestuale.... http://www.arcigay.it/milano-chiuso-dalla-polizia-locale-arcigay

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permalink | inviato da ScarletMilk il 29/8/2009 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
domande esistenziali
post pubblicato in Personals, il 25 agosto 2009
Ma è possibile che:
1) per fare un eventuale Ph.D in un paese scandinavo sia richiesta una buona conoscenza della lingua locale per poter partecipare alle conferenze che vengono tenute in svedese, norvegese o danese?
2) non si capisca quali siano i criteri di ammissione delle università inglesi?
3) molto spesso non si trovino indicazioni circa il piano di studi o la durata?

I casi sono due. O io credevo di sapere un minimo di inglese e invece non è vero, oppure le università del mondo sono tutte d'accordo per non divulgare troppe informazioni riguardo ai dottorati. Un complotto tipo "se sei riuscito ad arrivare fin qui allora hai le potenzialità per farlo".

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chiacchiere in sala d'attesa
post pubblicato in Politics, il 24 agosto 2009
Stamattina sono andato dalla dottoressa per farmi fare la carta per gli esami del sangue, che ogni tanto fan mica male, e per fare incetta di ricette su ordine di Nonno e Nonna, che ormai pare si nutrano a pillole.
In ogni caso, entro nella sala d'aspetto e chiedo quando sarebbe stato il mio turno, per poi sedermi su una sedia a leggere un libro molto bello, ma veramente molto bello.
Nonostante l'ora però, in sala d'attesa si ciacolava amabilmente di questo e di quello, di cosa farà la Clerici e di cosa farà non-ho-capito-chi. Al mio fianco una maestra elementare, di fronte a me una liceale (con un terribile smalto verde fluo, in condivisione con la madre - evidentemente scriteriata).
Allora scatta la domanda della loquace maestra: "quest'anno quando cominciate?"
E la ragazza risponde che non si sa, che ci sono un po' di casini con la riforma, che devono accorpare le classi, eccetera eccetera. Il solito bordello da riforma della scuola Gelmini's Style.
Poi la maestra comincia a parlare di una cosa, che io non sapevo affatto e che mi è parsa un'enormità (premetto che la maestra in questione non mi è sembrata un'aquila o una volpe in generale, ma trattandosi del suo stesso lavoro tendo a fidarmi... se potete smentire però vi prego di farlo).
Praticamente l'allegra donzella diceva che sono stati dati degli incentivi agli studenti che decidevano di passare dalla scuola pubblica a quella privata. Cioè. A dire della maestra il Governo ha PAGATO studenti per passare al sistema Privato, gli ha fatto lo sconto sulla retta (e si sa che il figlio dell'operaio il privato non se lo può permettere neanche con gli incentivi).

Vi prego, ditemi che ho capito male. O che ha capito male la maestra elementare. O che è una stronzata. Accusatemi di essermela inventata per screditare il governo.
Basta che smentite.

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prede e predatori
post pubblicato in Politics, il 23 agosto 2009
Non amo scrivere di fatti di cronaca. Non mi piace perché questo blog non è nato per dare notizie (in realtà non so bene neanche io per quale motivo sia nato). E cerco di evitare se possibile riferimenti a fatti di cronaca, a parte qualche eccezione.
Questo post nasce da una riflessione che mi frulla in testa da un bel po' di tempo, ma che oggi si concretizza sotto forma di parole in seguito alla cosiddetta "goccia che fa traboccare il vaso". Ovvero la notizia dell'aggressione di stanotte. Se non sapete nulla cercate sui quotidiani nazionali dove vedete scritto "gay aggrediti" o qualcosa del genere. Probabilmente lo troverete tra le notizie secondarie, dopo fatti ritenuti più importanti. Sicuramente esistono fatti da ritenere più importanti. Un'aggressione tra mille, che vuoi che sia.
Non è un'aggressione tra mille.
Si tratta di un grave episodio di discriminazione. Che sia stato commesso da un pregiudicato o da un bravo padre di famiglia, la cosa non è rilevante. Ma è rilevante il fatto che due persone sono state picchiate e ferite a causa delle loro preferenze sessuali. Anzi, non è rilevante. Di più.
E ancora più rilevante, a mio parere, è la reazione dei presenti riportata dalle testimonianze. Nessuna reazione. Risate dai "compari" dell'aggressore e l'invito ad andarsene da parte del proprietario del gabbiotto dei panini, un soccorritore lasciato solo e una quantità di persone a far niente.
Questo far niente è il vero problema. Il fatto che ogni giorno, un po' alla volta, ci viene tolta un po' di libertà, e che non ce ne accorgiamo. Anzi, presi da una specie di sindrome di Stoccolma adoriamo il nostro aguzzino. Ma l'aguzzino non ha responsabilità, fa quello per cui è nato. Le vittime invece no.
Nell'ordine naturale delle cose il predatore caccia la preda, ed è nella sua natura. Ma nella natura della preda sta l'istinto di conservazione, lo scappare, il reagire.
Noi siamo animali, in quanto esseri umani. Ma, in quanto esseri umani, siamo animali dotati di intelletto, in grado di discernere il bene dal male. Di solito, almeno.
Mi guardo intorno e vedo persone che non sono in grado di capire. Non ci riescono. Pensano ai fatti propri, il loro sguardo non va al di là della loro sfera strettamente privata e non comprendono le potenziali conseguenze del loro disinteresse. L'antilope bruca l'erba nella savana. Quando il leone arriva, l'antilope smette di mangiare e scappa. Se poi il leone è più veloce, sono cazzi dell'antilope, ma se si accorge per tempo del pericolo riesce a sfuggire al predatore. Se il leone uccide l'antilope non è certamente colpa del leone, che non sta facendo altro che il suo dovere.

Oggi in Italia siamo messi così: la maggior parte della popolazione è come una preda sorda, cieca e muta. Non si accorge del pericolo. Il predatore, che di natura è quello che è, non può far altro che approfittarsi della situazione. Sarebbe un idiota, no?
Non è colpa dei governanti, dei mafiosi, dei delinquenti. Loro sono così. Sono delinquenti. Che devono fare a parte delinquere?
Siamo noi, che non reagiamo e non ci accorgiamo di un cazzo.

Ci stanno togliendo la libertà di stampa. Nessuno fiata.
Ci stanno imponendo una religione di Stato. Nessuno fiata.
Ci stanno facendo il lavaggio del cervello. Nessuno fiata.
E quei pochi che fiatano vengono sentiti solo dalle persone che hanno orecchie per sentire, perché il più delle volte un lamento cade nel vuoto più totale.
Ecco perché, a mio avviso, è colpa degli italiani se stiamo messi così. Perché gli italiani non si incazzano. E mi ci metto anche io in questa categoria, non sono meno italiano di altri.

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permalink | inviato da ScarletMilk il 23/8/2009 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
roma, capitale della cristianità (e basta)
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2009
La sentenza del Tar del Lazio che imponeva l'esclusione dei docenti di religione dagli scrutini finali è stata bellamente ignorata dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, dal Governo e dal Presidente della Repubblica.

Benvenuti in Italia. Sole, mare, pizza, mandolino, mafia, belle donne.
E Santa Romana Chiesa.


P.S. Dimenticavo... La Repubblica mette la notizia in ottava posizione nella sua versione online.

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-11/valutazione-2009/valutazione-2009.html

Il Corriere della Sera non se ne preoccupa neppure.
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